CALURA, Sabino Russo

– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Calura

«Mezzatesta!… e muoviti, falli passare, che alle due inizia il Gran Premio».

«Agli ordini, signor Maresciallo. Li faccio accomodare tutti insieme o uno alla volta?»

«Ma quanti sù ? E che mi portasti un reggimento?»

«Sono quattro, marescià. Tre uomini e ‘na fimmina. E che fimmina!»

«Non fare commenti e falli entrare tutti insieme, ca’ ni spicciamo. Spirugghiati».

L’appuntato Mezzatesta uscì battendo i tacchi, mentre il maresciallo Tuttolomondo cominciò a sventolarsi con la carpetta dell’ultimo verbale ancora da controllare. Il caldo umido era insopportabile e il vecchio ventilatore a pale sul soffitto non ce la faceva più a fare il suo dovere. Dopo un paio di minuti la porta si aprì e a uno a uno fecero il loro ingresso tre uomini, all’apparenza tutti sulla quarantina, in maglietta e calzoncini corti, seguiti da una donna bionda abbastanza più giovane e procace, in copricostume, su un paio di trampoli da vertigine. L’appuntato fece loro cenno di sedersi e richiuse la porta.

Gli occhi del maresciallo sorvolarono sugli uomini e si bloccarono sulla biondona che, sedendosi con disinvoltura, fece salire vertiginosamente la già alta temperatura corporea del graduato. Tuttolomondo finì di tracannare mezza bottiglietta di gazzosa ormai sbintata, deglutì e fece una smorfia tra il disgusto e la sofferenza.

«Mezzatesta, e allora, che successe?»

«Signor Maresciallo, alle ore 12 e 27 in punto percorrevo a moderata andatura con l’auto di servizio il viale della Favorita che porta all’uscita laterale, in zona stadio Renzino Barbera, quando mi accorsi di una sciarra in corso tra gli uomini qui presenti, mentre la fimmina continuava a urlare Aiuto, aiuto! Finitela. Amunì, un ci fu nenti! Mi fermai di botto e comandai ai presenti di calmarisi, ma dato che non mi stettero a sentire, mostrai loro il distintivo dell’arma e ordinai a tutti di venire cu’ mia in caserma. E cà’ i purtai».

«…e a mia mi consumasti! Andiamo avanti. Mezzatesta, metti tutto a verbale e sentiamo che hanno da dirmi lor signori. Le vostre generalità le darete subito dopo all’appuntato. Cominciate a parlare voi» – continuò Tuttolomondo, rivolgendosi al più vicino degli uomini seduti.
«Maresciallo, che vi debbo dire… Tornavo da Mondello con la mia signora, dopo avere fatto un bellissimo bagno. Mentre attraversavamo la Favorita, proprio nel punto dove ci ha trovato l’appuntato, fermai la macchina, ché mi stava scappando e non ce la facevo più a trattenermi, con rispetto parlando. Scesi e mi avviai nel vialetto interno, per liberarmi… voi mi capite. Due o tre minuti ci misi e quando tornai vidi che la mia signora era scesa dalla macchina e ‘stu bello tipo ‘cà era uscito dalla sua e la stava importunando» – disse, indicando l’uomo seduto al suo fianco. – «Io stesso c’intisi dire Amunì, acchiana. Quanto vuoi? Vero bona sei! – Maresciallo, addu minutu un ci vitti chiù! L’afferrai con tutta la forza e lo sbattei contro la macchina. A tua sorella, va diccille ‘ste cose. Fituso! ci dissi. E cominciai a lampiare, a timpulate. Ma pure iddu cafuddava, maresciallo! Poi non so che fu. Arrivò un altro che un c’u miscava nuddu; sentivo mia moglie che urlava scantata. Poi, niente. Si fermò il brigadiere e non volle sentire spiegazioni. Ci ho detto tutto, marescià. Ma ora iddu s’ava scusare, oppure u’ resto ci rugnu!»

«Calma, calma… che già fa caldo assai» – lo interruppe il maresciallo, dando un’occhiata di traverso alla bottiglietta di gazzosa oramai desolatamente vuota. «E voi che avete da dire?» – continuò rivolgendosi al secondo personaggio.

«Marescià, si iddu dice accussì, io mi scuso con lui e la sua gentile signora, ma almeno u’ tempo di spiegarmi me l’aveva a dare! Io passavo da lì con la mia macchina, come quasi ogni giorno. La zona lei, maresciallo, l’ha capita qual è. È sempre china. Ho visto la macchina davanti a me fermarsi, scendere prima lui che si allontanava, poi scese pure la donna. Che vuole… sarà il caldo, sarà che d’estate sono sempre solo, ma a mia mi parse diversamente, e siccome idda mi sembrò troppo bedda, mi scappò di farci qualche complimento. Ma io che putia sapere? Appena arrivò lui, manco u’ tempo di farmi spiegare e subito cafuddò. Io mi dovetti difendere senza potere dire manco ‘na parola. Poi, che saccio, arrivò lo straniero e s’immischiò pure iddu».

«Sì, sì. Ho capito, basta così, che ho premura e il tempo passa» – lo bloccò il maresciallo – «Sentiamo adesso che ha da dire il nostro amico» – e indicò l’extracomunitario che si era seduto in un angolo, come in disparte.

«Tu commissario, mi capisci vero? Io parlo poco poco vostra lingua. Vengo di Libia.
Io capisco tutte le lingue del mondo!
» – lo interruppe il maresciallo – «Vai avanti».

«Io avevo preso mio cartello con scritto “Ho fame grande” e stavo andando al mio posto di lavoro a semaforo. Io stò in campo nomadi della Favorita, signor colonnello. Sempre poco da mangiare, tanta sporcizia, niente lavoro, niente soldi, due bambini e una moglie».

«Sì, sì, va bene, questo me lo dici dopo. Vai avanti. E poi… non sono né colonnello e manco commissario».
«Ok, ok, signor generale. Io uscivo su viale quando ho visto quelli che se le davano di brutto e donna gridare Aiuto, aiuto, aiutatemi! Subito ho buttato cartello e cercato di dividere questi due; ma loro a continuare sempre, e pure un pugno in faccia ho preso, signor tenente! Poi arrivato suo collega il sergente e ha detto Tutti venite con me e subito, senza fare storie Io ho provato di scappare, ma caduto; così lui ha preso me e fatto salire in macchina, primo di tutti».

«Sì, sì. Tutto chiaro, Abdul. Ma dimmi, ce l’hai tu il permesso di soggiorno?»

«No, non ancora, signor caporale, e poi mi chiamo Aziz, non Abdul. Ma ho questo. Fatta richiesta e aspetto, aspetto, ma non arriva mai niente. – E fece per mostrare un paio di fogli gualciti che tirò fuori da una tasca».

«Ma porcazza della miseria!» – sbottò Tuttolomondo – «Lo sai che proprio tu che sei andato in aiuto e le hai pure prese, sei l’unico che può rimetterci in questa storia?» – E si fermò un attimo a pensare. «Mezzatesta, che facisti? Scrivisti tutto?»

«Sto ancora verbalizzando, signor Maresciallo. Agli ordini!»

«Sparda tutte cose. Un ci fu’ niente. Noi non ci siamo mai visti. Itivinni a’ casa e lassatemi in pace a guardare ‘stu schifio di Gran Premio. Tanto u’ saccio ca’ ‘a Ferrari ‘stanno un serve a niente!»
Così dicendo, Tuttolomondo impugnò il telecomando e sintonizzò il televisore sul canale dove, dopo il giro di prova, erano già sulla griglia di partenza le auto, salutando con un distratto
«Arrivederci a tutti» l’intera compagnia che si accingeva a lasciare la stanza.

Nell’alzarsi dalla sedia, proprio di fronte al maresciallo, alla biondona sfuggì un trampolo e, girandosi di spalle, si calò vistosamente per riprenderlo. Fu così che il maresciallo Tuttolomondo perse l’attimo dell’elettrizzante partenza del Gran Premio.

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Informazioni su ilgirodelmondoconunlibro

Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo "L'estate è finita". Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, "Sotto il cielo di Santiago", con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 "Prima che sia primavera" con Il Seme Bianco. Potete contattarmi su Facebook al seguente link: https://www.facebook.com/ilgirodelmondoconunlibroinmano

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2 commenti su “CALURA, Sabino Russo

  1. sabino russo il said:

    La mia gratitudine e simpatia per Rita è incommensurabile.
    Il racconto? Bhe, fate un pò voi… 🙂

    • ilgirodelmondoconunlibro il said:

      Gratitudine e simpatia sono reciproche, Sabino! Il racconto… lasciamo commentare i lettori 🙂

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