EVA, Recensione di Massimo Arciresi

Massimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere.

Eva (id., Francia/Belgio, 2018) di Benoît Jacquot con Isabelle Huppert, Gaspard Ulliel, Julia Roy, Richard Berry, Marc Barbé, Didier Flamand

Drammaturgo che ha ottenuto il successo con l’inganno s’imbatte (in circostanze decisamente assurde) in una prostituta d’alto bordo e si mette in testa di sedurla per carpirle aneddoti e trarre dall’esperienza una nuova storia da portare in scena. Tuttavia, come ci ribadisce continuamente il cinema di questi ultimi tempi (Polanski compreso), bisogna diffidare di ogni racconto, e perfino un bugiardo matricolato non è immune agli inganni o alle manipolazioni. Sfortunatamente non ci sono altri contenuti setacciabili nell’ultimo lavoro dell’incostante Jacquot (Sade, Tosca, Tre cuori), che si è ispirato all’omonimo romanzo di James Hadley Chase e lo ha sceneggiato insieme a Gilles Taurand. Davanti alla cinepresa sono chiamati Ulliel, che pone la sua spontanea antipatia al servizio di un personaggio che gli calza a pennello, e una Huppert tanto professionale – credibile nel ruolo della matura e algida maîtresse, sposata con un galeotto spacciato per uomo d’affari – quanto sottilmente annoiata dal suo stesso, collaudato stile recitativo. Il fatto che il plot non riservi svolte sorprendenti ma si vada anzi a impantanare fra assiomi risaputi (l’incapacità d’amare può causare vittime, l’arte non è questione di calcolo) e un’atmosfera trasgressiva liofilizzata purtroppo compromettono ulteriormente un’operazione nata già claudicante. Il navigato Berry è un po’ defilato; spicca invece la deliziosa Roy, fidanzata sprecata.

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