IL CASTELLO DELLA BARONESSA, Riflessioni

13276082_il-castello-di-mussomeli-la-baronessa-di-carini-0– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Domenica pomeriggio di un settembre ancora troppo caldo, estivo. Il cielo, però, è grigio, nuvoloso. Sembra che debba piovere da un momento all’altro e, invece, niente. Solo aria pesante, opprimente. Atmosfera ideale per visitare il castello di Carini, scenario di uno dei delitti più raccontati, cantati e visti in TV. Abitiamo a pochi chilometri e proprio per questo, come spesso accade, da quando è stato restaurato il castello non l’abbiamo mai visto.

Non appena arrivati, ci colpisce la visuale che si godeva dai torrioni merlati. Doveva necessariamente essere così, come per tutte le fortezze nate per scopi difensivi. Lo spettacolo è comunque impareggiabile, pur se a quei tempi doveva essere decisamente migliore… più verde e meno orrori di cemento.

Ma veniamo alla storia della povera baronessa. Ci viene raccontata, in modo appassionato ed esaustivo, mentre facciamo il giro delle stanze, da un gruppo di ragazzi appartenenti a un’associazione culturale, che si occupa fra l’altro di organizzare spettacoli in costume e sfilate medievali. Udite, udite… Giovani che lavorano grazie a vecchi ruderi abbandonati e dimenticati che, a un tratto, vengono riportati alla luce e alla vita.

Torniamo alla baronessa, la bellissima Laura Lanza. Cresciuta insieme ai due cugini, per motivi economici e politici venne dal padre data in sposa a quello dei due del quale non era innamorata, Vincenzo La Grua. Quello per cui le batteva il cuore, Ludovico Vernagallo, a quanto pare ricambiata, avrebbe poi sposato un’altra, sempre per motivi d’interesse. I due cugini si rivedono a un ballo dato dai La Grua proprio al castello di Carini, ballo al quale il cugino Vernagallo, in quanto consanguineo, non poteva non essere invitato. La ragazza ci descrive, proprio nella stanza attigua al salone delle feste, la scena dell’incontro fra i due… Laura, all’inizio, sarebbe stata fredda, come si addiceva a una donna ormai sposata a un altro. In seguito, però, avrebbe ceduto alle ragioni del cuore. I due sarebbero diventati amanti e la loro relazione sarebbe durata anni. Sembra che Laura abbia avuto otto figli. Di questi solo il primo, morto fanciullo in quanto cagionevole di salute, sarebbe stato figlio del marito, Vincenzo La Grua. Il quale La Grua qualcosina avrà sospettato in tutti quegli anni, ma se ne stette buono e in silenzio fino a quando, pare sempre per motivi di interesse, non si mise d’accordo con il suocero, il padre di Laura. Insieme organizzarono l’assassinio dei due amanti, che ci viene descritto, nei vari passaggi, dalla nostra guida personale. Laura vede dal balcone arrivare il padre con la cavalleria, ne comprende il motivo e incita, pertanto, l’amato a fuggire. La baronessa lo vede entrare dalla porta, gli chiede “signuri patri, chi vinisti a fari?”. “Signura figghia, ti vegnu ad ammazzari”. La colpisce, con una prima pugnalata al cuore. Laura, ferita, fugge in una stanzetta attigua. Ma la forza brutale del padre la raggiunge anche lì. La donna riesce ancora a scappare, raggiungendo l’altra ala del castello, nella stanza dove troverà la morte. Prima, però, trova il tempo e la forza di affacciarsi al balcone e urlare, chiedendo aiuto agli abitanti del paese. Costoro, essendo stati precedentemente avvisati e minacciati dal La Grua, non intervengono in difesa della povera baronessa. Laura non ha scampo. Viene raggiunta alla schiena dal colpo mortale e, appoggiandosi al muro, appena prima di spirare, lascia la famosa impronta insanguinata. Il Vernagallo, nel frattempo, viene ucciso sulle scale. Fin qui la leggenda. La ragazza ci spiega che, in realtà, l’autore del delitto non avrebbe potuto essere il padre, il quale sarebbe dovuto giungere da Trabia. A quei tempi si trattava di un viaggio lungo, per il quale ci volevano giorni. Non avrebbe potuto, dunque, sorprendere i due amanti in flagrante. Il padre si sarebbe preso la colpa del delitto, in quanto, secondo la legge del tempo, se fosse stato un consanguineo a uccidere per motivi di onore non sarebbe stato onerato di pagare una multa. Il barone La Grua disereda tutti i figli di Laura e si risposa, per avere degli eredi suoi. La cosa non gli riesce. La seconda moglie muore di parto insieme al bambino. La terza moglie sarebbe stata sterile. Pertanto pare che, alla fine, abbia dovuto riconoscere nuovamente alcuni dei figli avuti da Laura.

Questa è la versione che ci è stata raccontata dalla nostra entusiasta giovane guida, dinanzi alla famosa impronta, che non è quella originale. Infatti, la lastra con l’impronta sarebbe stata portata via dagli eredi dei La Grua, che vivono all’estero.

Tuttavia della medesima e oscura vicenda vi sono diverse ricostruzioni. Sono state fatte ricerche, scritti libri, trasmessi documentari. La fantasia popolare si è scatenata, ma anche quella di scrittori e sceneggiatori. Chi non ricorda il mitico sceneggiato TV mandato in onda dalla RAI nel 1975, “L’amaro caso della baronessa di Carini”?

Della verità, però, non vi è certezza. Di sicuro vi è un delitto. Una donna viene uccisa e l’assassino, chiunque sia, la fa franca. Ma questa non è una novità, purtroppo. Accade spesso e ovunque, ancora oggi. I motivi, probabilmente, sono squallidi interessi economici mascherati da quella che, all’epoca, doveva costituire una buona ragione… il delitto d’onore. E anche questa non è una rarità. Quante uccisioni tutt’ora vengono mascherate da mostruose “buone ragioni”? La vittima chiede aiuto e non viene difesa per viltà. Questo non è certo, ma altamente probabile e sulla frequenza con cui accade ancora adesso…

Però, in questa squallida e triste vicenda vi è un’altra certezza, questa positiva. Su tutto e tutti svetta alta, fiera e bellissima la figura di questa donna. Alla fine è lei, la vittima, l’unica a non essere mai stata dimenticata, a non essere veramente morta. L’unica per cui ai giorni nostri il marito, il padre, il castello e il paese di Carini vengono ricordati. La donna che vede la morte arrivare e urla al suo amante di salvarsi. Il suo amore, forte, vero e sincero e il suo coraggio nel portarlo avanti, nonostante tutto, hanno battuto il silenzio, il tempo e lo spazio. Per questo e anche per quei ragazzi che con entusiasmo e tanta voglia di fare raccontano questa storia, cercando di gettare attraverso il recupero delle radici del proprio paese le basi del loro futuro, vi invito ad andare a visitare il Castello di Carini.

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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