IL FASCINO DI LISBONA, Consigli di viaggio

Lisbona– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Impressioni e ricordi di un viaggio in Portogallo del 2001.

Lisbona ci accoglie con nuvoloni scuri tendenti alla pioggia e una temperatura che di estivo ha veramente poco. E, infatti, la sera stessa piove. Noi, equipaggiati di costumi, teli mare e creme solari, ci coliamo dalla testa ai piedi.

La sera andiamo a mangiare in un ristorantino tipico del centro: “La Maddalena”, dove il piatto forte è il “baccalà alla mignotta” (si pronunzia proprio così), il cui nome, secondo i ragazzi del gruppo, è dovuto alla dubbia fama della proprietaria del locale, signora Maddalena. In realtà, si chiama “baccalà alla minhote”, in quanto specialità di Minho, una regione del Portogallo. Si tratta di un intruglio micidiale di pesce, uova e cipolla, squisito per il palato, ma potenzialmente devastante per chi è delicato di stomaco.

Inizialmente, Lisbona ci appare troppo fredda e austera nella grandiosità dei suoi palazzi e nella compostezza dei suoi abitanti. Ma, poi, come una donna che si concede a poco a poco, la città ci conquista. Il monastero di San Geronimo, con la sua facciata in stile gotico, è semplicemente maestoso. La torre di Belèm, simbolo della città, affascina con quel sapore moresco che ricorda battaglie di pirati e lascia intuire che, oltre quest’ultimo baluardo di un’antica civiltà, ci si trova di fronte, nella sua sconfinata vastità, l’oceano atlantico.

Il castello di San Giorgio, rocca fortificata che domina Lisbona, ti stupisce con una vista mozzafiato sul Tago, il fiume che taglia la città, e sul ponte Vasco de Gama, che invece la riunisce. Alfama, il quartiere più antico, con le sue strette viuzze e gli angolini con i portoni di legno circondati da vasi di fiori, sembra uscire da una cartolina dei primi del ‘900. Al castello c’è anche una fiera, con gruppi di musicisti che cantano dal vivo, tavolate di gente che mangia carne alla brace e beve birra, facendo torri con i bicchieri vuoti (pare che ci sia una gara a chi fa la torre più alta) e poi, ubriaca e impazzita, balla e canta a squarciagola. Pare di essere all’Octoberfest e, invece, siamo a Lisbona.

Lasciamo la capitale, per fare un giro del Portogallo in auto.

Il paese ci scorre innanzi come un sogno violato. Un sogno per i paesaggi e i monumenti. Sintra, Mafra, Tomar, Bathalta, per citarne solo alcuni, sono luoghi dichiarati dall’UNESCO patrimonio mondiale dell’umanità. Violato perché, anche qui come in molte parti del nostro paese, la cementificazione selvaggia ha fatto la sua parte.

La felicità ha molte facce. Viaggiare, probabilmente, è una di queste”. Questa bellissima frase è del premio Nobel per la letteratura J. Saramago, tratta guarda caso dal suo libro “Viaggio in Portogallo”.

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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