IL VIAGGIO, Rita Massaro

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Questo è “Il viaggio”, racconto finalista e terzo classificato al Concorso letterario Tuttiscrittori 2016, X Edizione. Buona lettura!

IL VIAGGIO

Mi accorgo, non saprei dire come, che ci stiamo avvicinando al traguardo. All’inizio è solo una sensazione, che gradualmente si trasforma in una matematica certezza.

Guardo Andrea e vedo che sta dormendo profondamente. Penso alla stranezza di ciò che mi è capitato. Sono partita in compagnia di moltissime persone, che ora non sono più con me.

Al loro posto c’è un ragazzo che ho conosciuto durante il viaggio, quello stesso che è divenuto il mio vero e unico compagno di viaggio.

Mi chiedo che fine avranno fatto gli altri. Avranno preso altre direzioni o coincidenze, avranno fatto deviazioni durante il percorso, anche loro avranno altri compagni di viaggio. Chissà se sono già tornati o sono ancora in giro per il mondo, come me.

Improvvisamente imbocchiamo una galleria e io mi volgo istintivamente verso il finestrino. È in questo momento che mi vedo come in uno specchio e tutto mi è finalmente chiaro.

Sono io quella donna anziana, con la pelle grinzosa e quegli sparuti capelli bianchi. È difficile crederlo, ma sono proprio io.

Perché non ci si accorge mai del tempo che passa? E, quando finalmente ci fermiamo un attimo a guardarci, non riusciamo a credere che quelli siamo noi?

Gli occhi, però, non sono cambiati. Hanno la stessa espressione curiosa e un po’ sognante di sempre. Avvicino la mano al finestrino e anche l’anziana signora lo fa, ci sfioriamo e ci sorridiamo dolcemente.

È stato strano questo viaggio, pieno di curve, ripide salite e discese mozzafiato, paesaggi brulli e desolati che preludevano a inaspettati scenari meravigliosi. È stato bello, troppo bello per poter pensare che sia durato a lungo.

In realtà il tempo non esiste, non è che un’illusione o, forse, un alibi che a volte ci diamo per non fare le cose che veramente vogliamo fare.

Tutto non è che un solo e magnifico istante, troppo breve per renderci conto dell’immensità di questo regalo. Possiamo comprenderlo solo se guardiamo fuori dal finestrino e solo se lo facciamo non con gli occhi di un turista distratto, ma con tutta la profondità dei nostri sensi.

La galleria è finita, ma non vedo più niente. Fuori c’è solo nebbia. Guardo il sedile di fronte al mio e mi accorgo che è vuoto. Una fitta mi stringe il cuore, perché capisco che Andrea, il mio compagno, è sceso alla fermata precedente. Non mi ha neanche salutata, penso. Ma forse è stato meglio così.

Cerco di ricordare tutte le persone che ho incontrato e conosciuto in questo mio percorso, ma è difficile, tutto mi si confonde nella mente.

Volti che non hanno più nome, carezze, lacrime, risate.

Vedo un ragazzo che entra nello scompartimento, ma guardandolo meglio mi accorgo che è un uomo, forse sulla quarantina. Mi sembra che mi somigli e, dopo un po’, lo riconosco: è mio figlio. E il mio volto si riempie di orgoglio e di gioia. Anche se ho qualche difficoltà a ricordarmi il nome.

«Sono Giulio, mamma» mi dice, come se mi leggesse nel pensiero.

«Però» – gli dico – «è stato un bel viaggio». E continuo a parlare di cose e persone a lui sconosciute e incomprensibili. Anche io, da giovane, pensavo che gli anziani fossero un po’ matti e sorrido.

Mio figlio, però, mi guarda con comprensione. Sa che spesso mi perdo nei paesaggi lontani della mia memoria.

Chiudo gli occhi. Per qualche istante mi sembra di vedere un letto, un uomo in camice bianco. Ma è solo un istante di confusione, in cui le immagini si sovrappongono.

Il treno si è fermato. È il momento di scendere.

«Stai attenta, mamma» – mi dice Giulio. – «Attenta a non cadere».

E mi aiuta a scendere i gradini. Io sono contenta, perché non avrei voluto nessun altro qui, in questo momento, nel momento in cui anch’io devo scendere dal treno.

FINE

Per consigli su letture e viaggi potete trovare Il giro del mondo con un libro in mano anche su www.facebook.com/ilgirodelmondoconunlibroinmano

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