LA MIA VITA CON JOHN F. DONOVAN, Recensione di Massimo Arciresi

Massimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere. 

La mia vita con John F. Donovan (The Death and Life of John F. Donovan, Canada/GB, 2018) di Xavier Dolan con Kit Harington, Jacob Tremblay, Natalie Portman, Ben Schnetzer, Thandie Newton, Susan Sarandon

Un montaggio iniziale di quattro ore che conteneva la performance – poi eliminata – di Jessica Chastain; un cast, che doveva comprendere perfino la cantante Adele, comunque impressionante (vi si riconoscono anche Sarah Gadon e Michael Gambon); uno sguardo sconsolato sulla società dello spettacolo e sul bisogno di miti. Il settimo film (l’ottavo è già stato visto a Cannes) in dieci anni dell’enfant prodige canadese Dolan (il primo girato in inglese), dopo vari ritocchi e rinvii, paga lo scotto delle molte ambizioni di partenza, ma, al netto di alcune ingenuità (su tutte la “conversione” della cronista Thandie Newton) e a dispetto delle facili detrazioni, resta un passaggio curioso e di certo interessante nella filmografia del giovane autore, che si nutre di cinema popolare e lo rielabora perlopiù con personale eleganza. Il plot ruota attorno all’intervista che Rupert (Ben Schnetzer), attore in ascesa, rilascia a una supponente giornalista, ricostruendo (per flashback) la vicenda della sua incredibile corrispondenza privata, quand’era bambino (con il volto di Jacob Tremblay), con John (Kit Harington), tormentato divo televisivo deceduto un decennio addietro (viene in mente Ledger…). Più che all’usuale mélo, qui i possibili riferimenti sono a I soliti sospetti o Confessioni di una mente pericolosa (nonché a Young Guns II o Dust). Per decodificare, inoltre, aiuta il titolo originale: la “morte” precede la “vita”…

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