LA MOGLIE DEL PASTORE, Rita Massaro

100_2020Ci sono luoghi che raccontano storie. Questa viene dal passato, è una storia un po’ ombrosa e un po’ selvaggia… come lo sfondo dei paesaggi che me l’hanno ispirata.

Emily non aveva dormito. Ormai erano parecchie notti che non dormiva e contava le ore che mancavano al momento in cui i primi bagliori del giorno avrebbero disegnato, attraverso le sbarre, quei piccoli quadratini sul pavimento della sua cella. Provò un senso di sollievo pensando che quella sarebbe stata l’ultima volta.

La donna che le faceva da carceriere venne con il vestito pulito che lei aveva chiesto, il suo vestito più bello. L’aiutò a indossarlo e le spazzolò i capelli, quei suoi lunghi e folti capelli rossi che erano stati l’invidia di tutto il villaggio.

Emily si guardò per l’ultima volta nel piccolo specchio che le diede la donna, vide il suo volto giovane e bello, i suoi grandi occhi che le erano sempre sembrati chiari e limpidi come il suo mare. Ma ora erano foschi e ombrosi, come quando il mare era in tempesta e le onde si abbattevano sulla scogliera. Forse non erano mai stati limpidi, pensò.

La donna le chiese se si sentisse pronta e lei, ormai rassegnata, si lasciò quasi trascinare, senza volontà, a quell’ultimo incontro. Per la verità, era stata lei stessa a chiedere di confessarsi. Ma non per motivi religiosi.

Quando la porta della cappella finalmente si aprì, si trovò dinnanzi suo marito, il pastore del villaggio. Lui la guardava con gli occhi persi, disperati, i capelli neri scomposti erano appiccicati ai bei lineamenti del volto pallido e scavato. Si vedeva che anche lui non aveva dormito per diverse notti.

La donna se ne andò e li lasciò soli. Soli come non erano stati mai nei loro quasi nove anni di matrimonio. Emily lo guardò e si chiese se sentisse pietà, rabbia, dolore o amore o qualche altra cosa, ma la verità era che non sentiva niente. Non riusciva più, per quanto si sforzasse, a provare qualcosa che somigliasse anche vagamente a un sentimento. Si sentiva già come se fosse morta.

Si sedette sulla piccola panca di legno davanti a lui, fissando un punto lontano nel vuoto.

«Emily» – lui la chiamò e le diede due piccoli fiorellini di campo ormai secchi. – «Te li mandano Adam e Jane».

Il pensiero improvviso dei suoi figli la paralizzò. Il suo cuore ricominciò a battere tumultuosamente. Dunque non era ancora morta. La voglia di vivere, improvvisa e traditrice, si fece strada dentro di lei e una lacrima le scese sulla guancia.

Ma quanto dovrà durare ancora questa tortura? – si chiese, mentre il tempo sembrava essersi fermato e ogni secondo pareva durare un’eternità.

Si girò verso di lui e, con un filo di voce, riuscì a mormorare – «Dovranno dimenticarmi, Nicholas».

Soltanto pochi mesi prima Emily era stata felice, ma allora non lo sapeva.

Era giovane e bella, moglie e madre invidiata e rispettata da tutto il paese. A diciassette anni aveva sposato il pastore, l’unico che conoscesse i segreti e i peccati di quelle povere e semplici anime. La sua vita scorreva lenta e placida come può scorrere in un piccolo villaggio di pescatori scozzese.

Tutto cominciò quando lui arrivò, ma allora non poteva lontanamente immaginare che le avrebbe sconvolto l’esistenza.

Lui era il nuovo dottore. In realtà non avevano mai avuto un vero dottore. C’era il vecchio farmacista che fungeva da medico, ma per i casi più gravi bisognava recarsi nel villaggio vicino.

Così, quando quell’uomo arrivò, divenne subito una specie di celebrità. Tutti cominciarono a farsi curare malanni che avevano da anni e che avevano sopportato senza avere l’idea che si potessero curare.

Aveva di certo passato i quaranta. I capelli biondo scuro, ormai, tendevano al grigio e gli occhi, di un colore cangiante e indefinibile, erano piccoli ed emanavano uno sguardo tagliente. Non era bello, ma aveva un’aria colta e distinta e non era sposato. Le solite lingue lunghe del villaggio dicevano che era vedovo, ma non si capiva da dove avessero preso tale informazione, dal momento che lui era una persona estremamente riservata e non parlava mai della sua vita e del suo passato.

La prima volta che lo vide fu all’uscita dalla chiesa, dopo la messa. Lui era rimasto all’ultimo banco, mentre lei era sempre in prima fila, attenta alle parole del marito, anche se già le conosceva a memoria perché lo sentiva, chiuso nella sua camera, declamarle a gran voce durante la preparazione del sermone.

Fu una delle ultime a uscire, tenendo per mano i bambini. Nicholas sarebbe uscito dopo un po’, il tempo di sistemare tutto prima di andare via. Lei lo aspettava sempre lì davanti, insieme a un gruppetto di fedeli. Anche lui era lì, in piedi, e una delle signore li presentò.

Nel momento stesso in cui lui la guardò, lei sentì come una specie di scossa che la fece sussultare, un brivido che le attraversò la schiena e la percorse da cima a fondo. Ne rimase stordita e confusa, perché nessuno mai l’aveva guardata in quel modo e, inoltre, lei non aveva mai provato quella strana sensazione.

Fino a quel momento aveva sentito soltanto un po’ di batticuore adolescenziale dal momento del fidanzamento fino al giorno del matrimonio. Già dopo i primi mesi era stato sostituito da quella dolce e quieta affezione maritale, che la faceva sentire importante e protetta allo stesso tempo.

Istintivamente abbassò gli occhi e fuggì quello sguardo, ma non riuscì a toglierselo dalla testa per tutto il resto del giorno e, ogni volta che ci pensava, si sentiva accelerare oltremodo i battiti cardiaci e le pulsazioni.

L’indomani si sentì un po’ più tranquilla e, a mente fredda, si disse che quell’uomo, in realtà, non le piaceva. Anzi, aveva qualcosa di infido, qualcosa che la spaventava, e quello sguardo sfacciato era sintomatico di una persona impudente e senza principi.

Quello strano gioco durò per diversi giorni. Ogni volta che si incontravano, lui la guardava sempre allo stesso modo. Lei, all’inizio, continuava a sfuggirlo, voltando gli occhi da un’altra parte. Poi, cominciò a guardarlo fisso anche lei con aria offesa e indignata, quasi di sfida, e questo gioco sembrava divertirlo immensamente; dopo un po’, iniziò a prenderci gusto anche lei e non si rendeva conto che stava lentamente scivolando in una specie di trappola.

A poco a poco si ritrovò a cercarlo con gli occhi per la strada e ovunque andasse, sperando di vederlo, e prima di uscire istintivamente si guardava allo specchio per assicurarsi di essere a posto. Ma lei era bella e lo sapeva, anche se fino a quel momento non aveva mai dato molta importanza alla cosa.

La situazione cominciò a prendere una piega preoccupante una mattina in cui il suo figlio maggiore, Adam, si sentì male. Lo assalì una febbre altissima, con sudori freddi e conati di vomito e, nonostante tutte le sue cure, la febbre non scendeva e furono costretti a chiamare il medico.

Lui li tranquillizzò in parte. Si trattava solo di un brutto raffreddore che, però, se non fosse stato curato a dovere, avrebbe potuto trasformarsi in qualcosa di più grave.

Dunque il bambino dovette rimanere a letto per diversi giorni e, ogni pomeriggio, lui passava per controllare le condizioni del piccolo ammalato.

Lei, dapprincipio, era troppo preoccupata per la salute di suo figlio per accorgersi della sua presenza. L’amore di madre le aveva fatto per un attimo dimenticare quella specie di piccola follia che l’aveva presa da un po’ di tempo. Man mano che la situazione andava migliorando, però, quello strano scambio di sguardi ricominciò inevitabilmente.

All’inizio fu in maniera timida e fuggevole da parte di lei, che quasi non gli rivolgeva parola se non per assicurarsi di aver capito che medicine e in che dosi doveva somministrare al piccolo. Tuttavia più si andava avanti, più gli occhi di lui diventavano avvolgenti e coinvolgenti.

Un pomeriggio, quasi per caso, le sfiorò la mano e lei sussultò, come se avesse preso una scarica elettrica. Dopo che se ne fu andato, corse di sopra a guardarsi allo specchio e quello che vide non le piacque. Si ripeté che doveva finirla con quei grilli per la testa, con quelle vane idiozie che l’avevano presa, che era una donna malvagia che non meritava di essere la moglie di un pastore. Il pensiero di suo marito la fece stare male. Come avrebbe mai potuto confessargli quei pensieri osceni?

Eppure avrebbe dovuto farlo, sebbene non fosse lui il suo confessore. Avrebbe dovuto farlo per onestà coniugale. Oppure avrebbe, quanto meno, dovuto raccontarli al vecchio pastore con il quale, ogni tanto, aveva l’abitudine di confessarsi.

Una mattina si fece forza e andò a trovarlo, ma, nel momento in cui avrebbe dovuto raccontare tutti i suoi peccati, non trovò le parole.

In effetti, non sapeva come chiamare quella cosa che le stava capitando. Poteva dire, in tutta onestà, di amare qualche altro uomo che non fosse suo marito? Certamente no. Avrebbe dato ancora la vita per Nicholas e, anzi, adesso ancora di più, per via del senso di colpa che provava nei suoi confronti. Lei era sicura che tutta la sua stima, il suo rispetto, l’ammirazione, tutti i suoi pensieri più belli erano per lui, tutto l’amore di cui era capace si rivolgeva soltanto a lui.

Ma, allora, che cos’era quello strano turbamento, quel pensiero fisso che la perseguitava in quelle ultime settimane?

Prima di uscire dalla casa del vecchio pastore scambiò, com’era sua consuetudine, due chiacchiere con sua moglie. La osservò mentre preparava il tè e accudiva alla casa e al marito come aveva sempre fatto, le sembrò di vedere tutta la sua vita trascorsa fra quelle quattro mura a fare sempre le stesse cose, esattamente alla stessa maniera. All’improvviso, le sembrò una vita squallida e noiosa, vide in quella donna se stessa fra trent’anni ed ebbe paura.

Uscì quasi correndo e salutando a malapena, perché lì dentro si era sentita soffocare. Una volta fuori, prese a respirare a larghe boccate l’aria frasca del mattino e dovette appoggiarsi a un muretto per riprendere fiato.

Qualcuno le chiese se stesse male ma lei rispose negativamente, ringraziando senza neanche guardare chi fosse. Si diresse a lunghi passi verso la scogliera. Andava sempre lì quando voleva stare un po’ da sola.

Quando arrivò, si appoggiò sopra il grande sasso su cui aveva l’abitudine di sedersi a guardare il mare e vi rimase per un bel pezzo, non sapeva quanto, perché aveva perso la cognizione del tempo. Il mare, che lì era sempre agitato, aveva il potere di calmarla, come se potesse trasferire e annegare nell’acqua tutti i suoi tormenti. Non riusciva a capire cosa le stesse accadendo e perché tutto ciò che aveva sempre considerato normale, in un solo attimo, era stato messo in discussione.

Man mano che si placò smise di farsi domande a cui non sapeva trovare una risposta e si lasciò andare a se stessa, quasi come se si stesse abbandonando alla marea, perché sentiva di non avere più la forza di opporsi alla corrente impetuosa che la trascinava verso l’ignoto.

Quel pomeriggio il dottore arrivò, come sempre, per visitare Adam, anche se il bambino, in realtà, era quasi guarito e non ce ne sarebbe stata eccessiva necessità. Mentre lo visitava, continuava a lanciarle occhiate significative. A parte i bambini, infatti, erano soli e questo lo rendeva più audace del solito.

A un tratto lei andò in cucina a prendere qualcosa e lui la seguì. Emily non si aspettava quella mossa così sfacciata e, dunque, fu presa alla sprovvista. Lui la spinse dentro e chiuse la porta.

Ora si trovavano l’uno di fronte all’altra alla distanza di un passo e lei lo guardava terrorizzata, non da lui ma da se stessa. Avrebbe potuto urlare, ma non lo fece.

Si sentiva man mano riscaldare e sudare sempre di più, come se le stesse salendo la febbre. Cercò di fuggire, dirigendosi verso la porta, ma fu la mossa peggiore che potesse fare perché lui, che si trovava proprio lì, la afferrò e la baciò. Lei cercò di divincolarsi, ma senza convinzione, e lui le rovesciò addosso una valanga di parole di fuoco, che le sue orecchie non avevano mai udito.

Fu così che ebbe inizio quella sordida relazione, fatta, come spesso capita nelle relazioni clandestine, di sospiri e frasi travolgenti, sguardi e gesti complici, bugie sempre più assurde e frequenti, disperazione e sensi di colpa, ma solo da parte di lei.

Si vedevano alla scogliera, dentro un capanno abbandonato, solitamente al mattino, quando i bambini erano a scuola e il marito attendeva ai suoi compiti alla canonica.

Emily riusciva a sentire la falsità del cuore e delle intenzioni di lui, ma fingeva di credere a tutto ciò che le diceva. Lo faceva per se stessa, perché si sentiva legata a lui da un sentimento a cui non riusciva ancora a dare un nome… Forse era attrazione, passione, morbosità, ma nessuna di quelle parole descriveva esattamente quello che provava.

Di una cosa sola era certa… non era amore. E di tutto ciò si vergognava profondamente.

Lui era fondamentalmente un uomo introverso e per molti versi rude e, dopo i primi tempi, non si preoccupò più di nascondere la sua vera natura fatta di sfrenata passionalità e di istinti quasi animaleschi. Non parlava quasi mai di se stesso e del suo passato e, anzi, man mano che passava il tempo, diventava sempre più taciturno, pur essendo consapevole che i suoi silenzi gettavano lei nella più cupa desolazione.

Ormai, la considerava la sua conquista e solo raramente aveva qualche gesto di tenerezza nei suoi riguardi.

Era convinto che uomini e donne avessero nature troppo diverse perché ci potesse essere dialogo ma, allo stesso tempo, pensava che anche le donne provassero, come gli uomini e gli animali, quegli istinti che la società in cui vivevano considerava bassi e indecorosi e che, pertanto, si sforzava il più possibile di reprimere.

Emily non era stata la prima a commettere adulterio con lui e non sarebbe stata di certo neppure l’ultima.

La storia si ripeteva sempre alla stessa maniera. Provava un’attrazione irresistibile per una donna, che solitamente corrispondeva al profilo di Emily, giovane, bella, sposata, timida e morigerata.

Iniziava a immaginare, in ognuna di loro, quella parte irrazionale e passionale nascosta negli angoli più reconditi dei loro pensieri, oppressa e soffocata dalle consuetudini e dalla mentalità in cui erano state cresciute.

Poi, si divertiva a far venire fuori quella parte accendendo gradualmente nella vittima designata la miccia del desiderio. Più lei cercava di sfuggirgli e più lui si sentiva attratto. Una volta acceso, cominciava ad alimentare il fuocherello con il gioco degli sguardi, fino a quando non la riteneva pronta per fare divampare il vero incendio.

Una volta che la poveretta era caduta nel tranello e iniziava la tresca, lentamente ma inesorabilmente, il suo interesse andava scemando e il suo desiderio si spegneva, fino a quando non si annoiava a tal punto che desiderava soltanto troncare la relazione.

La cosa, però, non era facile dal momento che quella, ormai definitivamente perduta per lui, gli si appiccicava sempre di più e diventava gelosa, opprimente e possessiva tanto più si sentiva trascurata e vedeva prossimo e imminente l’abbandono.

Pertanto, ogni volta, era costretto a inventare un pretesto assolutamente poco credibile e ad andarsene dal paese quasi come un ladro, fuggendo il più lontano possibile, in un altro villaggio, dove tutto quanto si ripeteva come prima.

Era fatto così. Non si era mai innamorato di nessuna e mai gli sarebbe accaduto perché non ne era, sostanzialmente, capace. Si sentiva troppo superiore a quelle donne e, in fondo, le disprezzava. A volte, si ritrovava a desiderare che qualcuna gli resistesse, lo respingesse e lo mandasse al diavolo. Forse, avrebbe finalmente provato un vero interesse o almeno un po’ di rispetto per questa donna che fosse riuscita a strapparlo, anche solo per poco, a questa sua specie di apatia e indifferenza. Ma, fino a quel momento, non era mai successo.

Anche con Emily, ormai, era arrivato al punto di voler troncare. Lei, che non aveva mai smesso di macerarsi nella disperazione e nei sensi di colpa, diventava tuttavia ogni giorno sempre più dipendente da lui e, sebbene sentisse che in fondo lo odiava e lo disprezzava, era convinto che, se non fosse stato per i figli, avrebbe forse commesso la follia di abbandonare il marito. Era troppo retta e troppo onesta per reggere a lungo quella situazione. Decise quindi freddamente che era arrivato il momento di andarsene.

Emily, in quel preciso momento, guardava tristemente dalla finestra due colombi che si stavano azzuffando sul tetto della stalla. Poi, capì che, in realtà, si stavano accoppiando… Il maschio stava addosso alla femmina e cercava di prenderla con foga in mezzo a un gran battito di ali, fino a quando lei non si liberò e fuggì via.

Anche lei avrebbe voluto fuggire, ma da se stessa, dal momento che aveva compreso perfettamente che era il suo amante che stava progettando di abbandonarla.

Anche se all’inizio, per darsi un po’ di pace, aveva fatto finta di non capire, non si era mai illusa riguardo ai suoi sentimenti verso di lei e neppure sulla sua vera natura. Sentiva che era un uomo freddo, arido e falso come le sue parole. A volte, aveva la sensazione di percepire il vuoto che lui aveva dentro e ne rimaneva raggelata, come se si trovasse di fronte a un abisso.

Emily lo odiava, ma odiava ancora di più se stessa per essersi legata in maniera così vischiosa a un essere così diverso da lei e dal suo ideale di uomo, che, nonostante tutto, rimaneva suo marito.

Aveva smesso da tempo di farsi domande. L’unica risposta che era riuscita a trovare era che, probabilmente, c’è un sottile filo di follia dentro ognuno di noi.

Soltanto la follia, infatti, poteva giustificare il comportamento di una donna che getta via la serenità di un matrimonio perfetto e di una splendida famiglia per inseguire un attimo di… felicità? Poteva veramente chiamarsi felicità quel breve battito di ali, quel fugace istante in compagnia di un uomo che le rimaneva estraneo, che non la amava e sentiva di non amare e che, però, riusciva a farle provare un insieme di sensazioni così travolgenti per le quali aveva completamente perso la ragione?

C’era qualcosa di sbagliato in lei e, soprattutto, c’era qualcosa di sbagliato nella sua vita. Ma non riusciva a capire cosa.

Quel pomeriggio decise di andare a trovarlo perché voleva un chiarimento. Lasciò i bambini da soli, con una scusa, raccomandando loro di finire i compiti, cosa che, in altri tempi, non avrebbe mai fatto. Non le importava più se in paese qualcuno l’avesse vista. Ormai, era consapevole che le malelingue avevano iniziato a parlare e solo l’eccessiva rettitudine di suo marito e la sua incapacità di credere che la moglie fosse diversa da lui facevano sì che egli non se ne preoccupasse e continuasse a non sospettare di nulla.

Lo trovò che si stava preparando innegabilmente a partire. Non tentò neppure di nasconderlo. Si giustificò dicendole che la loro storia non poteva continuare perché c’erano già troppe voci in giro, suo marito avrebbe finito per scoprire la verità e lei sarebbe stata rovinata.

Era immensamente addolorato di doverla lasciare, ma proprio perché l’amava e voleva il meglio per lei, ed era consapevole che lui non ne era degno, doveva rinunciare alla loro storia e l’unico modo era andare il più lontano possibile per non soccombere nuovamente alla tentazione.

Le disse che dovevano farlo anche per i figli di lei e di pensare a quanto avrebbero potuto soffrire se fosse scoppiato uno scandalo. Insomma, le recitò, come faceva sempre, la parte dell’amante che si sacrifica e solitamente l’argomento dei figli era quello che più funzionava, almeno nel dargli il tempo di calmare momentaneamente la sciagurata e fuggire quella stessa notte.

Emily non parlava, ma diventava sempre più furiosa per il fatto che lui la considerasse così stupida da credere a tutte quelle baggianate. Lo guardava con gli occhi fissi, spiritati, come se stessero per schizzarle fuori dalle orbite, tanto che lui si preoccupò e cercò di farla sedere. Ma lei lo spinse violentemente e uscì di corsa da quella casa.

Non ricordava neppure quali pensieri le fossero passati per la mente in quel tragitto, forse nessuno o forse soltanto la paura di non poter più tornare a vivere come prima, senza di lui e indegna di tutti gli altri, come se lei non potesse più essere lei.

Era come se avesse perso per sempre la sua innocenza e, da quel momento, il mondo sarebbe stato soltanto triste, vuoto e arido, esattamente come era il suo amante. Lui si era preso tutto il bello che c’era in lei e l’avrebbe portato via con sé.

Senza rendersene conto, era andata a casa del padre e aveva preso uno dei suoi fucili di caccia. Era tornata da lui, aveva aperto la porta con un calcio e gli aveva puntato l’arma contro.

Lui la guardò sbalordito. Questa non se l’aspettava e dovette ammettere con se stesso che, per la prima volta, una donna riusciva a sorprenderlo. Di solito minacciavano di farla finita, mai di uccidere lui. Al massimo lo oltraggiavano, lo riempivano di insulti, talvolta lo picchiavano, per poi accasciarsi a terra disperate. Questa volta la freddezza e la determinazione che lesse negli occhi di lei gli fece provare un brivido di paura. Fu solo un attimo, ma finalmente si sentì vivo e la guardò diversamente.

Peccato, pensò un istante prima che lei premesse il grilletto.

«Quell’uomo non meritava di vivere», aveva detto semplicemente Emily, quando l’avevano trovata, in stato di shock e con il fucile ancora in mano, in piedi, di fronte al cadavere. «E nemmeno io» aveva aggiunto dopo.

Durante i giorni del processo e della prigionia rimase sempre in silenzio, senza mai difendersi o cercare alcuna giustificazione.

Passava le notti piangendo disperata, in preda al pentimento e ai rimorsi, lacerata e torturata dal peso di quello che aveva fatto; a volte, le sembrava un incubo e avrebbe voluto svegliarsi e scoprire che non era vero che aveva tolto la vita a un uomo, tradito suo marito, rovinato per sempre la pace e la reputazione della sua famiglia e dei suoi figli.

Ora, mentre osservava suo marito che le stava seduto innanzi e la guardava senza riuscire più a trattenere le lacrime, cercava ancora di capire cosa c’era di sbagliato. Ci aveva pensato e ripensato, ma era qualcosa di talmente sottile e inafferrabile, che non riusciva a concretizzarlo in un pensiero.

In quell’istante, finalmente, ebbe come un’illuminazione.

Era soltanto l’ordine temporale delle cose. La vita le aveva giocato un brutto scherzo. Lei avrebbe dovuto conoscere prima il suo amante e dopo, soltanto dopo, suo marito.

Come si può comprendere e apprezzare la bellezza del giorno, se non si è temuta l’oscurità della notte? E il tepore delle giornate di primavera, se non si è attraversato il gelido inverno? O la sicurezza del porto conosciuto, se non si è passati da un mare in tempesta?

Forse, sarebbe andata diversamente. Oppure no. Magari avrebbe semplicemente dovuto accettare quella parte irrazionale di sé che la spingeva lontano, oltre il porto sicuro. Forse, uccidendo il suo amante, non aveva fatto altro che cercare di uccidere quella parte di sé.

Ma adesso sapeva che non era possibile. Sarebbe stato come chiedere al suo mare di essere sempre calmo e alle sue onde di non infrangersi mai sulla scogliera. Possibile che la bellezza dell’essere umano fosse persino lì, in quella sottile e oscura vena di follia?

Guardò ancora suo marito e gli chiese se avrebbe mai potuto perdonarla per tutto il male che gli aveva fatto. Lui le mise una mano sulla spalla e la guardò. In quello sguardo c’era un infinito dolore, forse pietà, ma non odio o rancore. Nicholas l’aveva perdonata. E certamente anche l’Onnipotente nella sua infinita misericordia. Ma lei avrebbe potuto perdonare se stessa?

Eppure, dopo che ebbe terminato la sua confessione e preso i sacramenti, sentì una strana pace interiore, come un senso di liberazione. Si alzò e si avviò, finalmente serena, dopo tanto tempo.

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