LA STAGIONE DELLA CACCIA, Consigli di lettura

20160329_165446La stagione della caccia è uno dei primi romanzi di Andrea Camilleri e non è fra i più famosi. Non fa parte del ciclo riguardante il commissario Montalbano ed è ambientato nella Vigata di fine Ottocento. La trama, pur nella sua semplicità o forse, come spesso accade, proprio per questo, è avvincente e sorprendente. Si tratta di un intrigo che, però, non si manifesta sin dall’inizio in quanto tale. Al contrario, la vicenda si tinge di giallo soltanto verso la fine, quando la concatenazione di eventi all’apparenza incomprensibili e scollegati fra loro, si mostra finalmente per quella che è, una diabolica e tragica macchinazione.

L’ambientazione, la descrizione dei personaggi e il linguaggio usato da Camilleri sono, come sempre, il fulcro, la bellezza e il motivo fondamentale per il quale questo romanzo e tutta l’opera dell’autore vanno assaporati. La teatralità dei gesti quotidiani, dei comportamenti e persino degli eventi accidentali, che non dipendono dal volere umano, ci raccontano ancora una volta di una terra in cui l’ordinario non esiste e lo straordinario è la norma, la quotidianità. Le regole del mondo vengono sovvertite da questa umanità, in cui l’apparenza inganna non per una finzione, ma perché deve obbedire ad altre regole, non scritte, in cui la ragione non esiste o, forse, è soltanto la maschera della follia. Non per niente siamo nella terra di Pirandello.

In quasi tutti i personaggi, pazzi, egoisti, prepotenti, vittime e assassini, non manca un elemento di simpatia o aspetto nel quale il lettore finisce quasi per identificarsi. Ogni cosa e ogni essere umano è un condensato di contraddizioni, così come la vita stessa. Per questo il finale, sorprendentemente tragico, dopo la commedia dell’intera vicenda, lascia l’amaro in bocca ma non delude e, seppure inaspettato, appare come la naturale conseguenza degli eventi narrati.

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