L’UOMO COL BASTONE, Sabino Russo

– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

L’uomo col bastone

L’uomo col bastone se ne sta seduto su una panchina del giardino pubblico; la testa bassa, il bastone tra le gambe. L’osservo da lontano. Non capisco se sia giovane o vecchio, se ha barba, occhiali, una sigaretta tra le labbra. Forse ha un cappello, di paglia, mi sembra. Debbo avvicinarmi un po’ a lui per osservarlo meglio.

Sembra immobile, forse è pensieroso o chissà, potrebbe anche sonnecchiare.

È una giornata calda, anche se non afosa; lui, consapevole, ha preferito una panchina all’ombra. Grandi alberi rigogliosi lo proteggono con il loro folto fogliame.

Di sicuro ha scelto quella panchina perché la conosce da tempo e frequenta spesso questo luogo.
Di sicuro? Veramente non saprei… è la prima volta che passo da qui. Non l’ho mai visto, anche se non potrei davvero giurarlo.

Cerco di capire, ma aiutatemi anche voi. Non limitatevi a leggere; immaginate… L’uomo col bastone è anche vostro. Un personaggio comune, banale forse, ma che potrebbe nascondere un mondo intero dentro di sé.

Mi avvicino. Ora vedo meglio la scena. Dinanzi a lui dei colombi beccano qualcosa, ma non sembra che sia l’uomo col bastone a cibarli. Lui è immobile. Potrebbe trattarsi addirittura di un’opera d’arte; una statua concepita per abbellire il giardino. Messa lì su una panchina ad aspettare che qualcuno si sieda al suo fianco per confidargli qualcosa che solo a una statua si può tranquillamente confessare.
Ma no… impossibile. Questa è pura fantasia; e l’uomo col bastone? Meglio vederci più chiaro.
Gli sono vicino, sembra non accorgersi di me. E voi? Dove siete voi? Avvicinatevi pure; non abbiate timore.

Potrei fare del rumore o rivolgergli la parola. Così alzerebbe la testa e, sotto il cappello, cercherei di vedere e scoprire qualcosa in più su di lui.

Non oso. Rovinerei la scena e di sicuro cambierebbe anche il corso degli eventi futuri. Aspetto qui, seminascosto, nell’attesa che qualcosa succeda.

Nella mia mente si, qualcosa di immaginario succede.  E nella vostra?

Posso scrivere solo le mie ipotesi, ma le vostre potrebbero essere più avvincenti, più intriganti. Chissà, magari arzigogolandoci un po’ su, potreste tirar furori quel romanzo che avete da tanto sognato di poter scrivere, sconvolgendo la vostra anonima vita e procurandovi fama e fortune d’ogni genere.

Solo partendo da un uomo con un bastone seduto su una panchina di un giardino, mi dite? E perché no? Non vi sembra un buon inizio? Io intanto…

Intanto… la mia attesa non è stata tempo sprecato.

Ecco vedo (o immagino?) arrivare una bimba che si dirige saltellando veloce verso quella panchina; si siede accanto all’uomo col bastone e… «Ciao nonno, come stai oggi?»

«Oh… eccola finalmente la mia bella nipotina! Non bene, mia cara. Ogni giorno che passa faccio sempre più fatica ad arrivare sin qui. Ma tu non preoccuparti, sei ancora piccola. Sii felice, abbracciami!»
«Forza nonno! Stai allegro. Sono io il bastone della tua vecchiaia; appoggiati a me, andiamo. E, mentre andiamo, raccontami una delle tue tante belle favole».

Li vedo abbracciarsi, ma ecco che, come in un film, la scena svanisce con un effetto flou…
Mi sono inventato tutto. L’uomo col bastone è ancora lì. Mette una mano in tasca e ne tira fuori un fazzoletto di stoffa. Non li usa quasi più nessuno al giorno d’oggi. Ma allora sarà proprio anziano, penso. E ora cosa fa? Si soffia il naso o forse asciuga qualche lacrima?

Lo vedete voi?

E invece no. Si toglie gli occhiali e cerca di pulirli. Si guarda intorno, ma poi rimane immobile. Aspetta qualcuno o si illude d’aspettarlo? Forse attende solo il passare del tempo, mentre nella sua mente scorrono i pensieri d’una vita intera, che si rincorrono, si immischiano, si sovrappongono, si distorcono, svaniscono…

Provate a leggerli, se siete capaci. I pensieri vanno e vengono, sfuggono, si tingono di colori diversi, cambiano le loro sembianze, sono logici e illogici al tempo stesso. Sono i pensieri del possibile o di ciò che, pur essendolo, possibile non lo è mai divenuto. Potrebbero somigliare ai vostri pensieri o essere del tutto nuovi; farvi riflettere su temi che non avete mai affrontato o vi siete rifiutati d’affrontare, ma che, come si dice, son sempre lì, dietro l’angolo. Approfittatene dunque, per immergervi nella sua mente.

Ma forse voi siete troppo giovani per condividere i pensieri di un vecchio. In questo caso, vi toccherà aspettare. È solo questione di tempo; prima o poi arrivano.

Arrivano… eccoli che arrivano. Giovinastri scriteriati che irridono al nostro uomo col bastone, apostrofandolo con insulti e sberleffi. L’uomo alza il suo bastone, come in senso di velata minaccia, ma in cambio ode solo risa sguaiate. Poi, fortunatamente, il gruppetto si allontana, senza capire che un giorno chi di loro vivrà a lungo prenderà il suo posto.

Mi pare d’averla vista ben chiara questa scena, eppure… puff… svanisce in un attimo. Come sul palcoscenico di un teatro in cui si rappresenta al tempo stesso il reale e il surreale. Ma l’uomo col bastone è sempre lì.

Una folata di vento minaccia di far volare il suo cappello. Lo trattiene con le mani, ma lascia scivolare il bastone. Calza meglio il cappello sulla testa, raccoglie da terra il bastone e tutto torna come prima.

Sembra che non succeda niente, a meno che…

A meno che con il vostro pensiero non lo vogliate. Fermatevi un attimo; prendete una strada diversa da quel che leggete. Pensate. Io sono uno, voi, lo spero, siete in tanti, e ognuno di voi può dare un corso diverso a questa storia che deve ancora iniziare ma potrebbe anche finire, così, nel nulla, lasciandovi a bocca asciutta. In questo caso, ve lo sareste meritati, perché non avete messo in moto la vostra fantasia, perché l’avete impigrita frugando solo nelle vite degli altri, pretendendo in ciò che leggete di trovare tutto già confezionato e completo, senza trarne alcun profitto. Una storia dall’inizio alla fine, nella quale non mettete nulla di vostro. A volte vi interessa solo sapere come va a finire, anziché pensare a un’idea vostra, in modo che tutto proceda e si concluda in modo diverso, come piace immaginare a voi, non una, ma tante volte; come di fronte a strade che si biforcano una dopo l’altra, senza soluzione di continuità.

Ma che può fare un povero uomo con un bastone seduto su una panchina, se non farvi capire che anche partendo da un piccolo punto si può viaggiare nell’universo?

Ma tu guarda adesso… Un losco figuro gli si avvicina, estrae un coltello, glielo punta dritto in volto e… «Nonnetto… che aspetti a sganciarmi la pensione che hai appena preso?»

Ho un sobbalzo. Temo per lui. Ma poi… ecco, è sparito anche quello. Era solo nella mia mente, tra le mie mille teorie del possibile.

E ancora… due infermieri. «Che ci fai qui, nonno! Questa è l’ultima volta che scappi dalla casa di riposo. Dove credi di andare?» No… per fortuna è solo la mia fantasia.

E poi, lei… quella giovane e bella ragazza che con le lacrime agli occhi gli si siede a fianco.

«Papà,… se n’è andato. M’ha lasciato». E lui: «Mi spiace tanto figlia mia, ma, non temere, gli daremo battaglia. Vedrai che in breve si ridurrà in miseria e se ne pentirà amaramente».

Si, fantasticherie, ancora fantasticherie.

Accidenti, ancora un’ altra! Passa un uomo irriconoscibile, anche lui sotto un cappello e grandi occhiali scuri; lascia cadere, pare accidentalmente, un pacchetto di sigarette, poi prosegue. L’uomo col bastone lo raccoglie, lo apre, ne tira fuori un foglietto ben piegato e lo mette in tasca. Prende dal taschino della sua camicia un altro foglietto, lo infila nel pacchetto di sigarette e lo lascia cadere dinanzi a lui. Dopo pochi istanti, quell’uomo ripassa e come se si fosse accorto della perdita del pacchetto, lo riprende e fila via. Mi pare di sentire l’uomo col bastone sussurrare tra sé e sé parole come: «Vaya con dios, imbecille!» Dopo alcuni passi, due poliziotti in borghese lo affiancano e lo ammanettano. L’uomo col bastone, alza la testa, sorride, dà una scrollatina di spalle e… «Anche questa è fatta» dice a bassa voce, prima che l’intera scena svanisca nel nulla.

Ora debbo fermarla a tutti i costi questa mia immaginazione, altrimenti prima o poi atterrerà un’astronave e il mio uomo col bastone lo porteranno via gli alieni.

Basta così.

Ho provato e riprovato a presentarvi l’uomo col bastone, a farvi parlare con lui, a prenderlo per mano, farlo vostro protagonista di una o tante storie. Pazienza! Voi aspettate ancora qualcosa da me; che sia io a suggerirvi un’idea dopo l’altra.

Vi sbagliate. Io ci rinuncio. Ora mi avvicino e gli parlo. Una sola parola, quella che lui si aspetta e lo porto via con me. Lo farò chiacchierare e sarà lui a raccontarmi e ispirarmi quel che sin qui io non sono riuscito a fantasticare.

In fondo, se ci riflettete, anche da alcune strane macchie su un muro bianco si può sempre immaginare qualcosa, o guardando la cangiante forma delle nuvole, il susseguirsi anomalo delle onde che si infrangono su una riva, o… continuate voi.

Eccomi. Sono davanti a lui.

«Andiamo».

Lui solleva il capo, mi guarda, mi sorride con complicità, si alza, lascia cadere il bastone e lo abbandona; si affianca a me. Ci incamminiamo senza fretta. Io tiro fuori un sacchetto di carta e gli sussurro: «Puoi darmi tutto, adesso». Lui si toglie gli occhiali, il cappello, barba e baffi finti e li mette con cura nella busta.

Come dite? Vi sentite presi in giro? Chissà quanti altri lo hanno già fatto con voi prima di me, senza che ve ne accorgeste. Almeno io sono sincero!

Aspettate; ancora un momento d’attenzione e poi sparisco anch’io.

Ci siamo allontanati un po’; mi fermo un attimo e mi volgo indietro a guardare. Come sospettavo un altro uomo, del tutto simile al primo, si siede sulla stessa panchina, trova il bastone, lo prende, lo posiziona tra le sue gambe e vi si appoggia.

Ecco, se volete, da adesso quell’uomo è il vostro uomo con il bastone. Salvatelo voi perché… Ah, che sbadato! Dimenticavo di dirvi che il mio uomo, nel lasciare cadere il bastone, ha prima schiacciato un bottoncino sul manico e il bastone ha cominciato a emettere un ticchettio alquanto sospetto.
Fate presto! Non avete molto tempo…

Sabino Russo

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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