MIO FRATELLO È USCITO DALL’AUTISMO, Consigli di lettura

– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Il romanzo di Gianni Papa, “Mio fratello è uscito dall’autismo”, è uno di quelli che non si dimentica, che lascia il segno. Ciò non soltanto per l’argomento trattato, ma anche e soprattutto per il modo, delicato ma denso di emozione, con cui un tema così difficile e complesso viene affrontato.

Il protagonista è Alessandro, il fratello minore di Michele, un bambino autistico. È dal suo punto di vista che viene narrata la storia della sua famiglia, composta, oltre che dai due fratellini, dalla mamma, Francesca, il cui unico motto, soprattutto nella prima parte, sembra essere “Michele deve guarire”, e il papà Giorgio, schiacciato da un lavoro stressante (ma necessario per il vivere quotidiano e per le costose cure del figlio) e dalla relazione problematica con la moglie. Nella seconda parte del romanzo, entreranno in scena anche i nonni paterni, che aiuteranno e accompagneranno la famiglia e il nipote verso il finale, potente e carico di tensione.

Una serie di personaggi, dottori, terapeuti, la psicologa ribattezzata “pizzicologa”, altri bimbi autistici e genitori di bimbi autistici non sono semplice contorno, ma sono la realtà in cui la famiglia di Michele naviga a vista, in un mare di incertezze, speranze e delusioni.

Il paradosso è che il piccolo Alessandro, con la freschezza e la genuinità dei bambini, ha la capacità di vedere ciò che gli adulti non vedono o si rifiutano di accettare. La realtà per lui è chiara, Michele è così e a lui piace così. Alessandro non capisce perché i genitori si ostinano a sottoporre il fratellino a tutta una serie di terapie dell’esito incerto e improbabile, logoranti fisicamente e soprattutto mentalmente non solo per Michele ma per tutta la famiglia. Lui non capisce semplicemente perché lui non vede nel fratello la malattia, ma solo un modo di essere, diverso dagli altri ma altrettanto amabile, se non di più. Pregnanti e significative queste parole con cui esprime, con il meraviglioso candore dei bambini, il grande amore che lo lega al fratello.

-Ma i grandi non capiscono. Non riescono proprio. Il suo stare con Michele era stare con Michele. Punto.
Michele non amava dare calci al pallone? Lui dava calci al pallone senza allontanarsi da Michele che guardava le foglie degli alberi. Michele non voleva entrare nell’acqua e correva qua e là sulla riva? Lui faceva il bagno, andava al largo e intanto guardava Michele.
Insomma… Magari non si vedeva. Magari era poco. Ma lui passava il tempo con Michele. E quando gli spernacchiava la pancia e lui lo guardava, in quella pernacchia sulla pancia si racchiudeva tutta la loro giornata e tutto il loro essere stati insieme. Michele, mentre lo guardava, sembrava che gli dicesse “Grazie di essere stato con me anche oggi”.-

Autore: Gianni Papa

Titolo: Mio fratello è uscito dall’autismo

Editore: PubMe

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