PARIGI E LA CONCIERGERIE, Consigli di viaggio

20151128_160344Scrivere un articolo di viaggio su Parigi, in questo particolare momento, potrebbe sembrare banale, fuori luogo, persino di cattivo gusto. Chi vorrebbe andare a Parigi in questi giorni di lutto, in cui le strade sono ancora insanguinate e cosparse di lumini per le povere vittime innocenti, invase da esercito e polizia, svuotate dai suoi abitanti invitati a rimanere nelle proprie case, in preda al dolore, all’angoscia e alla paura?

Eppure, è proprio in questo momento che ho voglia di parlare di questa straordinaria città. Probabilmente, in una situazione di normalità, non mi sarebbe mai venuto in mente di farlo, proprio perché Parigi è talmente nella testa e nel cuore di ognuno di noi che parlare dei suoi monumenti e delle sue bellezze è superfluo, vagamente inutile.

Chi non conosce la Cattedrale di Notre-Dame, il Louvre, la Torre Eiffel, Montmartre, il Pantheon e così via? Sarebbe impossibile elencare le magnificenze, le opere d’arte, gli sfondi pittoreschi di questa città che da sempre è nell’immaginario collettivo del mondo, conosciuta anche come la città romantica per eccellenza, la città dell’amore.

Parigi, però, è in qualche modo anche la culla della nostra civiltà nel modo in cui la intendiamo ai nostri giorni. Libertà, uguaglianza, fratellanza… questa sorta di filastrocca, che impariamo a memoria alla scuola elementare, ancora inconsapevoli del significato profondo, illuminante e rivoluzionario di queste tre semplici parole, è nata lì, in quelle strade, sotto quei ponti, all’ombra di quei viali alberati oggi costellati di caffè all’aperto, dove la gente chiacchiera di argomenti importanti o futili oppure semplicemente si gode lo spettacolo della bellezza. Parigi è questo, è il simbolo di tutto ciò che per noi è diventato scontato, ordinario, normale e che spesso, invece, dimentichiamo non esserlo stato in altri tempi e non esserlo ancora oggi in moltissime parti del mondo… troppe.

Dunque mi limiterò a parlare del monumento che mi ha colpito di più, la Conciergerie. Si tratta di un palazzo storico, attualmente inglobato nel Palazzo di Giustizia, che fu residenza reale dal X al XIV secolo. Nel 1358 fu abbandonata del re Carlo V, che vi mantenne soltanto Parlamento, Camera dei Conti e Cancelleria, nominandovi un concierge, cioè un custode. Nel 1391 fu trasformata in prigione, dove venivano detenuti prigionieri comuni e politici. Durante la Rivoluzione Francese, vi furono incarcerati molti prigionieri, prima di essere ghigliottinati, fra i quali Danton, Robespierre e Maria Antonietta, l’ospite certamente più illustre. Durante il periodo del Terrore, i detenuti ascoltavano i processi e le sentenze nell’attiguo palazzo di giustizia, per poi percorrere la Salle Saint-Louis che fu soprannominata “Sala dei passi perduti”, a significare le false speranze di coloro che venivano sottoposti al processo e che venivano quasi sempre condannati all’esecuzione capitale. La cella della Regina Maria Antonietta è stata oggi trasformata in una cappella dedicata alla sua memoria ed è visitabile insieme a gran parte delle prigioni.

In questo palazzo, a mio avviso, è custodita parte della memoria storica non soltanto della Francia, ma dell’Europa e dell’umanità intera. Le atrocità commesse, in nome della giustizia, durante il periodo del Terrore, pur trovando fondamento in quella rivoluzione francese che ha cambiato il destino dei popoli oppressi dalla tirannide, dovrebbe far riflettere ancora oggi su ciò che è lecito e soprattutto su ciò che non lo è, nei confronti di un essere umano, mai e per nessun motivo o principio. Quei diritti, frutto del sangue versato da molti, anche e soprattutto innocenti, dovrebbero essere la luce da perseguire, sempre e comunque, da parte di qualsiasi uomo, gruppo politico o governo che si dica democratico, in qualsiasi circostanza e in qualsiasi luogo.

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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