PERSUASIONE, Consigli di lettura

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Accostarsi alla lettura della grande Jane Austen è certamente qualcosa che tutti o quasi avrete già fatto. Ecco perché vi parlerò di “Persuasione”, forse meno conosciuto di “Orgoglio e pregiudizio” o di “Ragione e sentimento” ma, in quanto suo ultimo romanzo, quello in cui, a mio avviso, giungono a una profonda maturazione i temi cari a questa autrice, quali la sottile e ironica critica alla società del suo tempo, la condizione femminile, l’utilizzo dell’istituto matrimoniale come strumento per l’acquisizione di status o patrimonio, le differenze di classe, il pesante condizionamento familiare e sociale sui sentimenti più intimi e puri dell’individuo.

La trama è abbastanza semplice, come in quasi tutti i romanzi austeniani, la cui grandezza non risiede di certo nell’intreccio, quanto in tutto il contesto in cui le vicende dei personaggi si svolgono. La protagonista, Anne Elliot, figlia di un baronetto, fidanzata in giovane età ad un uomo di cui è innamorata, ma non ricco, si lascia persuadere da un’amica di famiglia a lasciarlo in quanto il giovane non è alla sua altezza. Otto anni dopo la ritroviamo non sposata e piena di rimpianto, in quanto ancora innamorata dell’antico fidanzato, che si è lasciata sfuggire per debolezza d’animo e mancanza di coraggio nello sfidare la propria famiglia e le convenzioni dell’epoca. Fortunatamente, (almeno nei romanzi della Austen, perché nella vita difficilmente è così) ci sarà la possibilità per la donna di rimediare all’errore. Anne ritroverà l’antico amore incredibilmente ancora innamorato di lei e (dopo qualche iniziale e giustificata resistenza) pronto a perdonarla e a cominciare insieme una nuova vita.

La bellezza del romanzo, oltre che nel profondo travaglio interiore della protagonista che la condurrà a prendere consapevolezza di certe dinamiche affettive e sociali, in cui si ritrova ingabbiata come in una sorta di prigione dorata (ricordando che, per una donna dell’epoca, non doveva essere facile raggiungere una tale consapevolezza), risiede nelle descrizioni di ambienti, usi e costumi di un mondo immerso nelle banalità e nelle ipocrisie di un privilegio che, alla fine, non fa altro che rendere uomini e donne schiavi di se stessi. Infatti, pur di mantenere quella condizione di privilegio, quanti dovranno rinunciare alle proprie profonde aspirazioni e non soltanto in termini di sentimento? Cosa rende veramente felice un essere umano? E questa condizione raccontata magistralmente, con quella sottile ironia e con quella sorta di sorriso amaro sulle labbra, dalla Austen qualche secolo fa, ci è davvero così lontana?

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