PREPARATIVI PER LA PROSSIMA VITA, Consigli di lettura

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Il New York Times la definisce come “la storia d’amore più delicata e meno sentimentale dell’ultimo decennio”. Non so se avrei utilizzato il termine “delicata”, di sentimentalismo certamente ce n’è poco, anzi nulla, di sentimento, invece, nel senso più puro del termine, ne ho trovato tantissimo in questo romanzo d’esordio di Atticus Lish, il cui nome necessariamente ci riporta a Gordon Lish (editor di Raymond Carver) del quale, infatti, è figlio.

La trama è semplicissima e si può raccontare in due righe. È la storia d’amore fra Brad Skinner, un reduce della guerra in Iraq, e Zou Lei, immigrata clandestina, per metà cinese e per metà uigura, di religione musulmana. Lo sfondo della vicenda è il vero protagonista della storia. L’America delle periferie, del lavoro nero, della clandestinità, dello sfruttamento, delle carceri, del razzismo, delle guerre, dei senzatetto, dei palazzi sventrati, dei marciapiedi colmi di rifiuti e di avanzi umani… tutto ciò che ci può essere di più lontano da quel sogno americano, di cui tutti più o meno siamo infarciti, ci scorre davanti agli occhi per l’intero libro, con descrizioni talmente precise e dettagliate da fare immergere completamente il lettore (quasi in una sorta di esperienza sensoriale) in una realtà non so quanto sorprendente, ma di sicuro sconcertante.

I protagonisti, nella loro imperfezione e disperazione, sono talmente reali, che li puoi quasi toccare… in certi momenti, vorresti abbracciarli e confortarli, nella speranza che il loro amore possa salvarli dalla distruzione che si aggira intorno a loro, ma soprattutto dentro di loro. Perché il loro amore è puro, è vero, è pulito, ma la morte che ha attraversato la vita di Skinner in Iraq, ha contaminato tutto ciò che di bello può nascere nel cuore di un ragazzo di ventitré anni. E la forza e il coraggio di Zou Lei devono scontrarsi non soltanto con un mondo ostile, ma con qualcosa che non può lontanamente immaginare. “Nella sua testa, sapeva che Zou Lei era speciale… Era quello a cui anelava quando era laggiù. Quando credeva di stare per morire, l’idea di non avere una donna che lo amasse era la sintesi di tutto il suo dolore. Adesso… esaminò se stesso e scoprì che il dolore non c’era più. Il mondo era triste o lo annoiava e lei gli sembrava come tutte le altre donne: un insieme di funzioni. E lui aveva visto quelle funzioni rivoltate come un calzino dagli esplosivi, sapeva cosa c’era dentro le persone, cioè niente”. Eppure, nonostante la devastazione della sua mente, l’amore di Skinner è reale, anche se non più forte dei suoi incubi.

Forse lo stile utilizzato dall’autore, descrittivo fino al parossismo, per quanto efficace nel far immedesimare il lettore nella realtà vissuta dai protagonisti, alla fine del libro può risultare un po’ stancante. Però, da molto tempo non mi capitava una narrazione talmente potente e dai toni emotivamente così forti, da coinvolgermi e immergermi completamente nella lettura.

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