SIAMO SOLI? Monica Spatola

– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Con piacere pubblico queste profonde e inquietanti riflessioni della scrittrice Monica Spatola. Chi di noi non si è fatto simili domande? Eppure ci vuole una certa dose di coraggio ad affrontare temi per i quali non ci sono ancora (e forse mai ci saranno) risposte certe. Buona lettura!

SIAMO SOLI?

Siamo soli? Non lo siamo? Siamo figli di una creazione intelligente e nobile, predeterminata e ordinata, pensata per evolversi a partire da una singola cellula verso un insieme di perfezione ed equilibrio? Pensata già dall’inizio? Qualcuno o qualcosa ha pensato a noi milioni di anni fa? Credo di sì. A parere mio, noi siamo delle splendide creature, inserite nella strabiliante meccanica ciclica dell’universo. L’evoluzione e l’equilibrio sono la firma di un creatore, un artigiano della vita, non credo possa essere altrimenti. Per quanto la nostra conoscenza e il nostro ragionamento possano essere limitati, dire che siamo frutto di casualità intergalattica non guidata mi pare fantascientifico. Dobbiamo rassegnarci, ahimè, a un’entità superiore che ci governa, o per meglio dire che ha dato il via a tutto questo. Che abbia innescato il Big Bang. Per quanto ciò ci appaia assurdo, incomprensibile, incontrollabile.

Ma la vera domanda è: essere pensati vuol dire necessariamente essere amati? Non lo so. Difficile a dirsi. Siamo più importanti della terra, del sistema solare, di un buco nero o di una supernova? Molti ne sono convinti, io no. Quando penso alla nostra piccolezza, alle nostre fattive dimensioni, di riflesso non posso fare a meno di notare di quanto poco spazio ci sia dedicato. Un universo (o forse più) a disposizione, apparentemente senza traccia di ciò che per noi è importante, tanto tanto spazio… e noi giriamo dentro a una piccola pallina. Se dovessero mai saltar fuori pianeti in cui la vita umana fosse possibile, sarebbero tanto distanti da non poter esser raggiunti: semplicemente non sono per noi. Sono piazzati a debita distanza. Abbiamo a disposizione un punto nell’immensità, e se lo perdiamo è finita per tutti. Non esiste un piano B, come nei film. Gli Stati Uniti non ci salveranno.

Forse la chiave di lettura è il tempo. Per noi esseri umani il tempo è un limite evidente, percepiamo il passato come un’entità che ci allontana dal presente e siamo proiettati verso un futuro che non è altro che un’elaborazione e costruzione del presente.

Ipotizzando, però, l’assenza della variabile tempo, cosa resta? Annullando l’idea del ciclo vitale non rimane che l’essere. Il tempo è una costruzione che ci vincola e ci assoggetta. Con questa chiave di lettura, esistere fa paura, essere in corsa verso la morte è il pensiero che ha terrorizzato molte generazioni. La morte, l’argomento tabù di questo secolo. Prima era il sesso. Noi uomini siamo così bravi a distrarci dalle domande importanti. Chi siamo? Perché siamo? Esiste un nuovo ciclo vitale dopo la morte? Come si fa ad accettare di esistere senza essere annientati da queste domande? Sono interrogativi fuori moda? È così? Eppure ogni giorno facciamo i conti con la morte, con il suo approssimarsi alla nostra porta. Ma se fosse possibile svincolarci dal concetto di tempo, sarebbe diverso.

Analizziamo le risposte delle principali religioni. Parto dal Cristianesimo, solo perché lo conosco meglio. Volgendo l’occhio soltanto ai miti che nel libro della Genesi provano a spiegare l’esistenza, osserviamo come il tempo sia descritto come il primo dono del creatore, che lo ricava separando la luce dalle tenebre. Questo ci dice come per questo creatore, esso non rappresenti un ostacolo. Questi non è assoggettato al tempo. Ma cosa potrebbe voler dire separare la luce dalle tenebre? Che tutto esisteva già prima, solo che in forma diversa, in maniera indistinta? Che la terra e tutto il resto appartenevano a un caos di luce e tenebre? A un tutto senza tempo? La Genesi è piuttosto lacunosa a questo proposito. Però ci dice che il tempo è per noi, è pensato per la nostra esistenza. Interessante. Il Cristianesimo ci dice che questo creatore si è preso un bel disturbo per noi piccoletti. Capisco bene perché il cristiano si senta amato, se Dio è superiore al tempo è anche superiore alla distanza e potrebbe essere presente anche se ciò è umanamente inafferrabile a causa proprio della nostra percezione limitata. Siamo stati pensati milioni di anni fa o adesso e sempre?

I primi uomini, già a partire dal Neolitico, come testimoniano i graffiti e le prime sculture, tentavano di ingraziarsi questo creatore e il creato. La loro arte aveva carattere ritualistico e propiziatorio. Essi speravano che fissando sulla parete un buon raccolto o una battuta di caccia la natura li esaudisse. Evolvendosi però, l’uomo ha imparato ad affinare gli strumenti per la caccia e a sfruttare a suo vantaggio i tempi della natura. Abbiamo smesso di pregare e ci siamo dedicati allo studio di ciò che ci circonda, abbiamo analizzato le regole non scritte, abbiamo compreso buona parte dei meccanismi che consentono la vita e siamo riusciti a dominare sulla terra, e nessuno ce l’ha impedito.

Eppure, milioni di anni dopo, non abbiamo ancora trovato la risposta al perché dell’esistenza.

Bene, io provo a fare un passo indietro. Questa pagina è il mio graffito. Mi auguro che la natura si pieghi e si spieghi.

Siamo soli?

Monica Spatola

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