SORRY WE MISSED YOU, Recensione di Massimo Arciresi

Massimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere.

Sorry We Missed You (id., GB/Francia/Belgio, 2019) di Ken Loach con Kris Hitchen, Debbie Honeywood, Rhys Stone, Katie Proctor, Ross Brewster, Charlie Richmond

Lo sguardo sul mondo del lavoro dell’inscalfibile Ken Loach, osservatore immancabilmente aggiornato sulle nuove aberrazioni che lo attanagliano e lo intossicano, è sempre lucido e pessimista, a prescindere da eventuali iniezioni di ironia. Il fatto che al già disperato Io, Daniel Blake segua la sconsolata vicenda dell’affidabile Ricky (Kris Hitchen) che prova a mettersi in proprio come fattorino, ma – ecco l’abbaglio – sotto l’ala organizzatrice di un’azienda che si rivela progressivamente stritolante e spietata (ottima, in tal senso, la scelta di affidare il ruolo del rude capo Maloney all’ex-poliziotto Ross Brewster, minaccioso fin nel fisico), la dice lunga sui tempi che corrono. Il protagonista investe parecchio nell’attività: vende l’auto della moglie Abbie (Debbie Honeywood), paziente badante a domicilio costretta perciò a spostarsi da un capo all’altro di Newcastle con i mezzi (uno dei personaggi femminili più belli scritti dal fedele Paul Laverty), e presto rileva dei turni massacranti. La conseguente e persistente assenza dei coniugi ricade sui figli: il pur sensibile maggiore, Seb (Rhys Stone), trascura la scuola per fare il graffitaro, mentre la piccola Liza Jane (Katie Proctor) risente della tensione che si sprigiona in casa. La situazione non può che peggiorare, ci illustrano gli autori (l’avviso prestampato che dà il titolo al film paiono anche inutili scuse di rito dell’intero sistema). Si va a sbattere.

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