UNA GIUSTA CAUSA, Recensione di Massimo Arciresi

Massimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere. 

Una giusta causa (On the Basis of Sex, USA, 2018) di Mimi Leder con Felicity Jones, Armie Hammer, Justin Theroux, Cailee Spaeny, Kathy Bates, Sam Waterston

Sulla battagliera avvocatessa Ruth Bader Ginsburg, fra le prime donne ammesse nella Corte Costituzionale, è stato appena realizzato un documentario candidato all’Oscar, RBG di Julie Cohen e Betsy West. Dunque, è un personaggio (classe 1933) di cui, in un’epoca che ancora inspiegabilmente non debella le disparità di sesso (sulla parola ammicca anche il titolo originale), si sta doverosamente tornando a parlare – merito pure di questo sincero, talvolta ingenuo lavoro della rediviva (al cinema) Leder – e che, malgrado un carattere non facile (il semplificato script di Daniel Stiepleman – completato dalle classiche didascalie finali – lo evidenzia solo in parte), rappresenta un metodo di lotta intelligente, analitico, dimostrativo. Ammessa a Harvard negli anni ’50 da un sistema fintamente progressista (e inconsapevolmente ipocrita), Ruth (la consolidata Jones), sposata con il complice collega – debilitato da un tumore giovanile – Martin (Hammer, un po’ spaesato), non trovò subito un impiego all’altezza delle sue capacità (la lista dei rifiuti è surreale) e dové adattarsi (si fa per dire, vista la passione politica) all’insegnamento. Finché non s’imbatté in un caso (finalmente affrontato in aula) incentrato su un uomo discriminato (!), palese dimostrazione della vetustà delle istituzioni. Bel cast di contorno, da Sam Waterston a Kathy Bates, da Justin Theroux a Jack Reynor. La giusta causa (1995) con Connery non c’entra nulla.

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