VENUTO AL MONDO, Consigli di lettura

20160216_181652 (1)Sicuramente molti di voi avranno già letto “Venuto al mondo” di Margaret Mazzantini. Si tratta, infatti, di un romanzo che ha ricevuto molti premi e che è balzato quasi subito in cima alle classifiche delle vendite. Premetto che lo stile dell’autrice è molto particolare. Può piacere o non piacere. Io, personalmente, preferisco di solito una scrittura più semplice e lineare che, in qualche modo, non rubi troppo la scena allo scorrere della storia. Ma quando uno stile di scrittura rende immediatamente riconoscibile l’autore (come è il caso, appunto, della Mazzantini) è necessario, a mio avviso, inchinarsi e rendere onore al merito.

Passando ai contenuti della storia, questo è uno di quei romanzi che rimane dentro, che non scivola via. Difficilmente chi l’ha letto vi dirà che non gli ha lasciato niente. A qualcuno, magari, non sarà piaciuto ma, ciò nonostante, è probabile che lo ricordi. Gli argomenti trattati e affrontati sono diversi… la sofferenza di una donna per la mancata maternità, l’amore nelle sue svariate sfaccettature, le atrocità della guerra. I personaggi sono quasi tutti tratteggiati in profondità e hanno una forza che salta fuori dalle pagine e li rende vivi agli occhi del lettore. Bisogna dire che spesso non catturano la simpatia, è difficile condividerne alcune scelte, a volte sembrano folli, ma proprio per questo si avvicinano molto alle persone reali.

Per quanto mi riguarda, ciò che mi ha colpita, coinvolta e commossa è stata la descrizione puntuale, cruda e feroce della guerra. Quando scoppiò il conflitto nella ex Jugoslavia, avevo poco più di vent’anni. Qualche anno prima, viaggiando in treno per l’Europa, mi era capitato di scambiare quattro chiacchiere con un ragazzo di quelle zone (non ricordo di quale etnia fosse, per me a quel tempo erano tutti Jugoslavi), il quale mi aveva accennato al fatto che la situazione dalle sue parti non era buona. Allora non avevo compreso. Non avrei mai potuto immaginare che, a pochi passi da me, in quello stesso continente in cui io crescevo piena di ideali e di rosee aspettative e in cui viaggiavo in lungo e in largo, in nome di questa idea entusiasmante dell’Europa unita, potesse annidarsi il germe della guerra o di una cosa pazzesca quale la pulizia etnica. Mi sono chiesta, poi, che fine abbia fatto quel ragazzo. E tanti altri come lui. Se siano diventati vittime o assassini.

Molti di noi hanno vissuto quella guerra così come viviamo quasi tutte le guerre del mondo che non ci toccano personalmente, vicine e lontane che siano… come un grande spettacolo visto in TV, come un modo per passare la serata guardando un programma di approfondimento o discutendo con gli amici. Noi continuiamo a vivere la nostra vita parallela e senza colpa, mentre, come in una sorta di altra dimensione, in uno strato differente del mondo, qualcuno vive dentro a un girone infernale, in cui di umanità non rimangono neppure le briciole. E quando guardiamo un film sulla seconda guerra mondiale e pensiamo che certe cose appartengano al passato, è difficile capire e fare nostro in profondità il concetto che non è così. Che le guerre non appartengono al passato. Che la violenza, la brutalità e la follia omicida insite nell’uomo continuano a scatenarsi, sempre e comunque, a pochi passi da noi. Anche se molti chilometri ci separano da quei luoghi e le persone che vivono quell’incubo hanno usi e costumi diversi dai nostri, la distanza che ci separa dall’orrore è sempre molto sottile.

Il libro della Mazzantini, fra gli altri, ha il merito di ricordarci tutto questo e di farci vivere e rivivere quasi sulla nostra pelle, attraverso le vicende e il respiro dei personaggi, ciò che quella guerra ha veramente significato per chi viveva sull’altra sponda dello stesso mare in cui noi facevamo il bagno in estate. E non è poco. Buona lettura.

Per consigli su letture e viaggi potete trovare Il giro del mondo con un libro in mano anche su www.facebook.com/ilgirodelmondoconunlibroinmano

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