VOX POPULI, Sabino Russo

– FOTO PRELEVATA DAL WEB –

Vox populi

 

Quella che sto per narrarvi non so se sia una storia realmente accaduta. Nessun quotidiano dell’epoca la riporta, ma è stata tramandata di bocca in bocca dalla tradizione popolare.

Si narra di una fanciulla di nome Ambra, della quale non conosciamo il cognome, ma il solo soprannome. Infatti pare che per la sua bellezza fosse soprannominata “babà”. Era la figlia di un noto dottore, specialista in interventi purificatori del sangue infetto, con l’utilizzo di sanguisughe. Ma all’epoca in cui si riferiscono i fatti, pare che quella pratica fosse considerata di uso comune e persino suggerita dalla scienza medica.

La fanciulla, bella sì, ma abbastanza schiva, pare fosse decisamente contraria al matrimonio, e  amava  prolungare la sua adolescenza tra giocattoli e pupazzetti d’ogni genere: bambole, peluches,  libri pieni di immagini di fantasia; ma le sue compagne di gioco preferite erano le statuette di tre belle civette.

Finalmente un giorno, anche sotto la continua  pressione paterna, andò  in sposa a un certo Ciccio Cocco, per gli amici “Cicci”. Ci fu una gran festa,: fiori, riso, confetti, torta e regali d’ogni  genere. Tutti erano allegri, ma la meno contenta pareva proprio la sposa.

Dopo alcuni mesi, in cui nulla si seppe e nulla trapelò, un bel giorno il dottore si vide recapitare a casa la sua figliola, accompagnata dal marito alquanto furioso, che non volle dare nessuna spiegazione al fatto se non quella (si vociferò) di matrimonio non consumato.

La bella Ambra rientrò nella casa paterna con la sua valigetta, che sempre l’accompagnava, piena dei sui giochini adolescenziali. Pareva non soffrisse per nulla dell’abbandono del marito, né della solitudine. Le tenevano compagnia i suoi giocattoli e principalmente le tre statuette di civetta che erano sempre ben esposte sul  suo comodino. Il fatto, invece, lacerava l’animo del dottore, già da tempo  rimasto vedovo con la sua unica figliola.

L’evento terribile accadde un giorno, uno dei tanti, quando il  padre, terminata la sua giornata di lavoro, nel fare ritorno a casa aprì di scatto la stanza della figliola e  la vide discinta sul letto trastullarsi in giochini erotici, che qui non sto a descrivervi, ma di cui la diceria popolare ne è piena, proprio con le tre amate civette.

Tale fu la terribile sorpresa e  il forte sgomento del padre, che un mancamento improvviso lo colse. Il dottore si ammalò gravemente e sopravvisse solo  per poco, nonostante ogni genere di cura somministratagli dai  suoi colleghi, ivi compreso l’utilizzo delle sue famose sanguisughe.

La tradizione popolare così riporta in breve tutto l’accaduto:

Ambarabà Ciccì Coccò
tre civette sul comò
che facevano l’amore
con la figlia del dottore.
Il dottore si ammalò
Ambarabà Ciccì Coccò

Sabino Russo

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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