LA PASSEGGERA, Consigli di lettura

20160306_124025La passeggera è uno di quei libri che, una volta iniziato, si legge tutto d’un fiato. Il ritmo incalzante, la trama avvincente e intrigante, i personaggi, che nei loro chiaroscuri non sono mai banali o scontati, prendono il lettore per mano e lo conducono in un viaggio affascinante e sempre più sconvolgente nelle contraddizioni dell’animo umano.

Il transatlantico “Il Paradiso” è il contenitore, un luogo metaforico e fortemente simbolico, nel quale nascono, si intrecciano e si concludono le vicende di uomini, donne e bambini che, nel 1914, partono alla volta dell’America. Il viaggio, subito, si tinge di colori macabri, quando decine di gabbiani agonizzanti si schiantano, senza spiegazione alcuna, sul ponte della nave durante il passaggio nello stretto di Gibilterra. Tale funereo presagio viene immediatamente collegato ad Aquilina, una bimba minuta, sporca e silenziosa che viaggia in terza classe, da sola e allontanata da tutti. La paura e il pregiudizio prendono il sopravvento in un luogo in cui la disperazione e la miseria, materiale e soprattutto morale, la fanno da padrone. La terza classe, quella degli ultimi, dei poveracci, la cui sola e ultima speranza rimane quella di arrivare nel nuovo mondo, è separata anche fisicamente dalla seconda e dalla prima, le classi dei privilegiati, di quelli che possono permettersi di viaggiare per svago o per affari e che la sera si divertono in balli e danze, sotto gli occhi del capitano Zocalo, l’uomo che ha fatto di quella nave il suo regno e della sua volontà l’ordine sovrano. Il capitano è attratto inequivocabilmente dalla misteriosa e ambigua Marie Verdier, una bellissima francese, che viaggia in seconda classe con marito e figli, alla quale tenta disperatamente di resistere per non rinunciare e venir meno ai suoi “principi morali”.

Fin qui appare tutto abbastanza realistico e, purtroppo, normale, fin quando, come spesso accade, non arriva la morte a portare scompiglio e a mescolare le carte di un ordine che sembra quasi naturale ma che, in realtà, è solo frutto delle sovrastrutture mentali generate dall’egoismo umano. Quell’ordine stabilito cade, deve cedere di fronte all’ineluttabile. La morte e il male non hanno barriere e, inutilmente, il capitano cercherà di preservare la seconda e la prima classe dall’epidemia scoppiata nella terza. Insieme alla malattia, anche il delitto farà la comparsa sulla nave, portando ancora una volta i personaggi a interrogarsi sull’origine del male e sulla natura umana.

Il viaggio del Paradiso, infatti, non è altro che un viaggio nei più nascosti recessi e nelle profondità dell’animo umano. Daniela Frascati ci mostra, attraverso i suoi personaggi, quanto è fragile e sottile ciò che separa il bene dal male e la ragione dalla follia e come spesso veniamo ingannati dall’apparenza, così dissimile dalla sostanza. E anche l’amore e la passione, gli unici sentimenti che potrebbero salvarci, sono spesso troppo fragili per resistere alla forza distruttrice della paura che si fa violenza e della ragione che si fa sopraffazione.

Le atmosfere cupe, gotiche diventano a un certo punto surreali, catapultano il lettore in una dimensione onirica dalla quale, forse, ci si vorrebbe svegliare. Ma il risveglio non c’è, perché il Paradiso non è un sogno, è il mondo.

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