COME UN GATTO IN TANGENZIALE, Recensione di Massimo Arciresi

Massimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere.

Come un gatto in tangenziale (Italia, 2017) di Riccardo Milani con Antonio Albanese, Paola Cortellesi, Sonia Bergmasco, Claudio Amendola, Luca Angeletti, Alice Maselli

Dopo aver collaborato a inizio 2017 in Mamma o papa?, remake riuscito a metà di una feroce commedia francese, il regista Riccardo Milani, la sua istrionica moglie Paola Cortellesi e un Antonio Albanese finalmente un po’ misurato si ritrovano meno di un anno dopo per questa commedia di costume, imperniata su contrasti di classe abbastanza risaputi eppure rivisitati con piglio moderno, spruzzate d’attualità, dialoghi sapidi. L’ormai collaudato team inscena la collisione (letterale) tra un funzionario idealista che si sbraccia per ottenere fondi europei da assegnare alle periferie disastrate e una sottoccupata coatta tendenzialmente onesta che in uno di quei quartieri romani – Bastogi – ci vive. Figure opposte, la cui appartenenza sociale non è però oltranzista, destinate a incontrarsi e a confrontarsi. Gliene danno motivo i rispettivi rampolli adolescenti (Alice Maselli e Simone De Bianchi), improbabili fidanzatini. Una catastrofe nell’ottica dei genitori, che giocoforza prendono a frequentarsi pedinando i ragazzi, nonché coinvolgendosi a vicenda, man mano che la vituperata e innocente relazione tra i figli va avanti, in gite in spiaggia forzate e visioni cinematografiche imposte. Malgrado le influenze “estremiste” dei loro compagni (una radical-chic in fissa per i profumi e un temibile galeotto iper-tatuato), i due provano ad allargare lo spiraglio comunicativo, fino a una conclusione garbatamente simbolica. Ci piace.

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