ERA D’ESTATE, Recensione di Massimo Arciresi

recensioneMassimo Arciresi è critico e giornalista cinematografico, conduttore su Radio Spazio Noi – In Blu, dal 1997, della rubrica settimanale “Uscita di Sicurezza”. Ha collaborato con i quotidiani “Il Mediterraneo” e “L’Ora”, ha diretto il quindicinale sul tempo libero “TrovaPalermo” e attualmente scrive per il mensile “L’Inchiesta”. Appassionato di fumetti e lingue straniere.

ERA D’ESTATE (Italia, 2016) di Fiorella Infascelli con Giuseppe Fiorello, Massimo Popolizio, Claudia Potenza, Valeria Solarino, Giovanni Anzaldo, Lidia Vitale

Recensire un “evento”, cioè uno di quei titoli che transitano per il grande schermo soltanto per pochi giorni prestabiliti, in modo da concentrarne lo sfruttamento e, teoricamente, aumentarne il potenziale (spesso si parla di “uscite tecniche”), di solito ha poco senso: in caso di parere positivo, lo spettatore in pectore non farà in tempo a recarsi in sala. Per l’ultimo lavoro (ufficialmente visibile il 23 e 24 maggio, nell’anniversario della strage di Capaci) della Infascelli, assente dal cinema dall’acre Il vestito da sposa (2003), si fa volentieri un’eccezione, benché sia un’opera dallo stile vagamente televisivo (per una volta nell’accezione migliore, dato il suo valore divulgativo). Lo script dell’autrice e di Antonio Leotti inquadra Falcone e Borsellino (i sobri Popolizio e Fiorello, che saggiamente puntano alla personalizzazione e non all’imitazione) nell’estate 1985, quando all’indomani dei delitti Montana e Cassarà furono trasferiti d’urgenza in località segretissima (oggi sappiamo che è l’isola sarda dell’Asinara, sede dell’omonimo ex-carcere) insieme alle loro frastornate famiglie a causa di un concreto pericolo. Allo smarrimento iniziale e all’attesa snervante dei documenti necessari per preparare il Maxiprocesso, carica di tensione e foriera di confronti umani, segue una seconda parte più compressa, quasi ansiosa di svelare nomi e meccanismi criminali. Non importa: il film aveva già colto nel segno.

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