L’ISOLA DEL TESORO, Riflessioni

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Lunedì sera, su Rai Uno, dopo la puntata del commissario Montalbano, è andata in onda la trasmissione “Petrolio”, per l’occasione dedicata alla Sicilia, l’isola del tesoro. Si è partiti dal boom turistico avvenuto nei luoghi ove è stata girata la famosa fiction, tratta dai romanzi di Andrea Camilleri, per poi provare ad analizzare la situazione odierna, attraversando i suoi perenni contrasti e chiaroscuri.

Le note positive ci sono e non vanno trascurate o sminuite. Si comincia a prendere consapevolezza dell’immenso patrimonio artistico e culturale dell’isola, alla quale addirittura il British Museum di Londra sta dedicando una mostra dal titolo Sicily culture and conquest” (Sicilia, cultura e conquista), la cui apertura è prevista dal 21 aprile al 14 agosto. Viene raccontata la storia del recupero della testa di Ade, rubata alla fine degli anni ’70 e venduta al Getty Museum di Los Angeles, tornata in Sicilia grazie all’intuizione di due archeologhe siciliane che, analizzando il ricciolo blu di una barba, si rendono conto che fa parte proprio di quel reperto. E, poi, ci sono i giovani di Mosaicoon, la Tech Company siciliana, leader nella produzione e distribuzione di video per il web, con una sede talmente all’avanguardia (un open space di 4.000 mq vista mare con altalene, biliardini, divani, circondato da 10.000 mq di giardino e a firma delle migliori eccellenze del design italiano) da fare invidia alle migliori tech company della Silicon Valley.

Ma ci sono anche le note dolenti. L’autonomia regionale che non funziona ed è divenuta la madre di tutti gli sprechi. Il degrado ambientale e urbano, soprattutto della splendida Palermo, saccheggiata dal famoso “sacco” all’epoca di Ciancimino, la decadenza del suo centro storico, talmente grande e danneggiato dall’incuria che, secondo la famosa fotografa Letizia Battaglia, ci vorranno almeno cento anni per recuperarlo. E, infine, il grande buco nero che, da sempre, inghiotte le migliori iniziative, speranze, intelligenze ed energie di questa terra… la mafia.

E qui interviene il magistrato Nino Di Matteo, più volte minacciato di attentati. Due le cose che mi hanno colpita del suo discorso. La prima è che non bisogna abbassare la guardia. La mafia non è stata sconfitta, ha soltanto cambiato strategia, rendendosi invisibile agli occhi dei molti. Ciò non vuol dire che, in un prossimo futuro (speriamo mai), non possa nuovamente cambiare strategia e tornare agli attacchi frontali allo Stato, alle stragi. Per questo non bisogna mai smettere di parlarne. Questo paese ha la memoria corta e la mafia prospera nel silenzio.

L’altra frase che mi ha colpita è che la corruzione è la benzina della mafia. Questo ci riguarda tutti, perché sta a ricordarci che antimafia non è soltanto il duro lavoro di poliziotti e magistrati. Antimafia è anche e soprattutto cambiare mentalità. E non mi riferisco soltanto alla grande corruzione che dilaga negli apparati dell’amministrazione statale, nella politica, nell’imprenditoria. Mi riferisco al fatto di cercarsi una raccomandazione per ottenere un lavoro o un servizio, andare a votare per chi ci fa un favore, pagare il mafiosetto di zona per ritrovare la macchina rubata. L’antimafia comincia dal basso, dall’insegnare a un bambino che la parola onestà non è sinonimo di imbecillità, che perseguire il proprio interesse a tutti i costi e a scapito della comunità non è soltanto immorale, ma è anche economicamente svantaggioso. Perché un paese in cui dilagano corruzione e criminalità il risultato non può che essere la miseria, il sottosviluppo… fosse solo perché siamo governati da una serie di incompetenti e inefficienti raccomandati. Alla fine, l’isola del tesoro e così anche il resto di questo paese meraviglioso saranno svuotati dalle menti migliori e dalle energie più vitali, che non troveranno spazio e andranno altrove a cercare la giusta valorizzazione dei loro meriti. Ecco perché l’antimafia più efficace è quella di educare alla legalità tutti i giorni, a casa e a scuola. Un compito tutt’altro che facile, ma doveroso, non soltanto nei confronti di chi ha perso la vita nella lotta contro la mafia, ma anche nei confronti di noi stessi e del futuro delle nuove generazioni.

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Mi chiamo Rita Massaro. Sono una persona curiosa. Mi piace scoprire gli innumerevoli volti del mondo e le infinite possibilità della vita. Per questo leggo e viaggio. Ogni tanto le mie perlustrazioni scatenano la mia immaginazione. E scrivo. Ho pubblicato nel 2011, con la Casa Editrice Absolutely Free, il mio primo libro, un romanzo di formazione dal titolo “L’estate è finita”. Nel dicembre 2016 è stato pubblicato il mio secondo romanzo, “Sotto il cielo di Santiago”, con la Casa Editrice Genesis Publishing. Nel 2018 “Prima che sia primavera” con Il Seme Bianco.
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