SUBITO DOPO IL BUIO, Estratto da “Prima che sia primavera”

– FOTO PRELEVATA DAL WEB – 

Ci sono cose che accadono nella vita che non ci concedono di dimenticare, a meno che non si soffra di Alzheimer. In questo brano, tratto da Prima che sia primavera, la protagonista del romanzo ricorda quel giorno… gli attimi prima, gli attimi dopo, le emozioni provate, i pensieri, le parole, ciò che ciascuno di noi ha cristallizzato nella memoria, come un segno scolpito nella pietra che non potrà mai essere cancellato.

Estratto da Prima che sia primavera – Subito dopo il buio

Il lento scorrere della circolazione e lo strombazzare dei clacson mi stressa talmente che mi rimetto a pensare alla villa al mare. Di ricordi bellissimi ne ho collezionati parecchi laggiù, ma chissà perché quando ci penso, me ne torna in mente uno, sempre lo stesso e non proprio bellissimo. Ci sono cose che accadono nella vita che non ci concedono di dimenticare, a meno che non si soffra di Alzheimer.

Per la verità il ricordo comincia bene. Ho vent’anni, parecchi chili e rughe in meno nel corpo, tanti sogni e ideali in più nella testa. Come è giusto che sia. È un sabato pomeriggio di fine maggio. Fa caldo, ma dalla finestra entra una brezza leggera che ci porta l’odore del mare e ci fa già pregustare l’estate. Un’estate di bagni, escursioni, concerti, serate a bere birra e a raccontarsi le solite cavolate sulla spiaggia fino a notte fonda, qualche marcia di solidarietà, poco studio, tanto gli esami all’università cominciano a settembre.

Io e Adriano abbiamo appena finito di fare l’amore e ci stiamo facendo le coccole. Lui comincia a sproloquiare su qualcuno dei suoi filosofi, così decido di alzarmi e andare in cucina. Mi è venuta sete. Mi rivesto, ho una maglietta bianca e una gonna rossa a campana. Non indosso le scarpe, esco dalla camera da letto, attraverso il corridoio, arrivo in cucina, prendo un bicchiere di vetro e lo appoggio sul tavolo. Poi, apro il frigorifero e prendo la bottiglia d’acqua. Ma, mentre la sto versando, il bicchiere comincia a tremare e l’acqua deborda. Tutto comincia a tremare e sento un fragore sordo, in lontananza. Subito dopo il buio. La luce, che entrava dalla finestra, si è oscurata e fuori c’è uno strano silenzio, come se il mondo si fosse fermato in quest’istante. Comincio a urlare, presa dal panico. Adriano si precipita in cucina e cerca di tranquillizzarmi, ma io continuo a tremare. Penso che ci sia stato il terremoto e che dovremmo uscire senza perder tempo da casa.

«No, non è il terremoto», mi dice.

«E allora cos’è stato?».

«Non lo so… Mi è sembrata un’esplosione. Forse è scoppiata qualche bombola del gas nelle vicinanze. Aspetta qui. Non ti muovere. Vado a vedere».

All’idea di rimanere sola, sudo freddo. È strano a pensarci adesso, ma non avevamo ancora il cellulare. Adriano prova a uscire, ma rientra quasi subito per avvisarmi di chiudere tutte le finestre e di non mettere piede fuori. L’aria è piena di pulviscolo e non si vede quasi niente. Poi, esce nuovamente per non tornare prima di un’ora. In quei sessanta minuti mi sembra di impazzire. Una spina mi si conficca al centro del petto e mi paralizza. Per un po’ mi impedisce quasi di pensare. È la prima volta che mi succede in questo modo, poi ci farò l’abitudine. È solo paura.

Provo a uscire. Il cielo si è leggermente rischiarato, anche se l’aria rimane pesante da respirare. Seguo con gli occhi la scia di fumo nero. Porta dritto verso la montagna… In un punto preciso, sopra l’autostrada. Comincio a sentire il rombo di elicotteri e sirene spiegate di polizia, ambulanze e vigili del fuoco. Vedo gente, in lontananza, che corre e che grida. Deve essere accaduto qualcosa di grave. Sembra quasi che sia scoppiata la guerra. Anzi, la guerra è scoppiata davvero. È in corso da molti anni, sotto i nostri occhi. Noi, però, non ce n’eravamo accorti.

Quando Adriano ritorna, sembra uscito da un film horror. È ricoperto di terra, bianco dalla testa ai piedi. Gli occhi sono rossi. E non è solo l’irritazione. Credo che abbia pianto. Con voce spettrale mi dice di accendere il televisore. Staranno già dando la notizia. È così che apprendo quello che è accaduto a pochi passi da me, la strage di Capaci. Che io so essere avvenuta in territorio di Isola delle Femmine, per pochi metri.

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